A scuola di diplomazia per lavorare meglio

LA STAMPA

apparso il 26 Ottobre 2015 – di Francesca Paci

Duemila studenti di tutto il mondo imparano ogni anno all’Onu come negoziare, in ambasciata e nella vita

A marzo oltre duemila ragazzi di tutto il mondo siederanno al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite per interpretare il ruolo dei leader mondiali e dei loro staff, una simulazione di 3 giorni con tanto di risoluzioni da proporre, approvare o bocciare, con gli americani nei panni dei russi filo-siriani e viceversa, con gli europei a mediare tra India e Pakistan. E sapete chi li coordina per il quinto anno consecutivo? Un 37enne imprenditore catanese che ha trasformato la sua curiosità di studente di scienze politiche in business in un corso di formazione globale per insegnare quelli che gli americani chiamano i «soft skills», le abilità diplomatiche indispensabili agli aspiranti ambasciatori ma anche a chi per lavorare ha oggi sempre più bisogno di saper fare squadra, argomentare le proprie ragioni, rispettare i tempi, negoziare sul filo del rischio.

Il gioco del mondo
La storia inizia nel 2000 quando, volendo arricchire il suo dottorato, Claudio Corbino si iscrive alla tre giorni sul funzionamento delle Nazioni Unite organizzata all’Onu da ex ambasciatori americani: «Lo trovai su Internet, era un seminario che si teneva ogni anno. Misi insieme 45 studenti, ci pagammo il viaggio e imparammo tante cose compreso il fatto che le nostre università non ci preparavano alla complessità del mondo e che se andando fossimo stati più formati avremmo messo meglio a frutto l’esperienza». Al ritorno Corbino fonda l’associazione «Diplomatici» con l’intento di far conoscere ai connazionali quel seminario ma anche di offrire loro lezioni propedeutiche di diplomazia.

L’idea funziona subito, ma 4 anni fa decolla: «Scrissi alla nostra missione permanente all’Onu proponendo un progetto con cui l’associazione «Diplomatici» si candidava a gestire il seminario al Palazzo di Vetro. L’ambasciatore Ragaglini mi diede credito e ottenni la sede delle Nazioni Unite per organizzare la tre giorni nel 2012. Fu un successo, mille studenti tra i 15 e i 25 anni di cui la metà italiani. L’anno dopo vennero in 1200, 1400 nel 2014 e 1700 nel 2015. A marzo saremo oltre duemila».

Dal soft power al soft skill
Guai a parlare a Corbino della «presunta» indifferenza della generazione dei Millennials. Ne vede tanti ora che la tre giorni originaria è diventata un pacchetto da 2000 euro con cui gli iscritti acquistano il seminario all’Onu (viaggio compreso) più 4 mesi di corso preparatorio con i migliori centri studi internazionali italiani, da Ispi a Limes. «I giovani hanno bisogno di punti di riferimento e noi gli raccontiamo come gira il mondo» dice. Gli studenti italiani delle scuole secondarie non se la cavano male ma poi il gap con le università straniere aumenta. Sarà un caso, ma laddove il nostro Paese brilla ai piani alti della diplomazia manca invece di quadri intermedi qualificati. Così, nell’era dell’hard power, il potere forte delle armi che a partire dal Medio Oriente pare aver ripreso l’iniziativa sull’un tempo vincente potere soft della cultura, il richiamo ai soft skills, le qualità della persuasione e del negoziato, sembra vincente. Per l’Italia ma non solo.

Qual è l’identikit degli aspiranti diplomatici di carriera o di prassi professionale quotidiana? La metà sono italiani. Tra gli altri, originari di 110 paesi, dominano spagnoli, francesi, inglesi, americani, russi, indiani, pakistani e messicani. Sette su 10, ebbene sì, sono donne.

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