ONU: ASSOCIAZIONE DIPLOMATICI PORTA 3 MILA GIOVANI AL “CHANGE THE WORLD” CON CLINTON E ANCELOTTI SPEAKER

Il giornale diplomatico

GD – New Tork, 10 mar. 18 – L´Associazione Diplomatici porterà 3 mila giovani di 110 Paesi all’evento internazionale “Change The World 2018”, a New York, dove tra gli speaker ci saranno anche Bill Clinton e Carlo Ancelotti. Dal 15 al 18 marzo si svolgerà l´edizione 2018 del “Change The World”, la simulazione dei lavori delle Nazioni Unite riservata agli studenti all´interno del Palazzo di Vetro.
Provenienti da oltre 110 Paesi del mondo, gli studenti lavoreranno divisi in commissioni tematiche su argomenti degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell´Agenda 2030. E quest´anno tra gli speaker figurano l´ex presidente degli Stati Uniti – il più giovane di sempre al momento dell´elezione (46 anni) – e l´ex allenatore di Real Madrid, Chelsea, Bayern e Juventus, Carlo Ancelotti, che ha pure guidato anche Milan e Parma. Terranno due relazioni nei primi giorni dell´evento.
“Change The Word” è organizzato dall´Associazione Diplomatici, guidata da Claudio Corbino. Una ong con status consultivo speciale presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite. L´obiettivo dell´associazione – sostenuta da istituzioni nazionali e internazionali tra le quali il ministero degli Esteri, la Camera dei Deputati, la Missione permanente italiana presso l´Onu – è quello di “offrire una formazione complementare a quella che si svolge nelle aule universitarie e scolastiche al fine di consentire agli studenti di acquisire skills necessarie nel mondo del lavoro e di orientarsi nella scelta del percorso universitario o professionale, con un particolare focus sulle carriere internazionali”.
Marco Tardelli, ´good will ambassador´ dell´Associazione Diplomatici, nel corso della presentazione dell´evento internazionale all´Associazione della Stampa Estera a Roma, ha sottolineato che “in una squadra tutti vogliono essere leader, ma non esiste nessun leader senza i propri compagni di squadra. Le qualità di ognuno devono emergere per arrivare a migliorare se stessi e raggiungere gli obiettivi di una squadra”.
Da parte sua Maria Latella, giornalista e conduttrice televisiva, che a Roma ha presentato il prossimo evento di New York e che parteciperà ai lavori di “Change The World”, ha rilevato che “il tempo impiegato a New York sarà costruttivo e di apprendimento. Si entra nel mondo della diplomazia e dei meccanismi di funzionamento. Si inizia a capire che siamo puntini in un vasto mondo, e messi insieme facciamo accadere le cose”.
Diplomatici è il primo ente italiano ad aver preso parte ad un Model UN, ed è l´unico ente non americano organizzatore di una Conferenza MUN a NYC, il “Change the World Model United Nations” (CWMUN) ormai divenuto tra i più grandi e apprezzati forum studenteschi al mondo.

CWMUN 2017, Alfano chiude la tre-giorni. A New York anche Bebe Vio e Cagnotto

OnuItalia.com – Il giornale italiano delle Nazioni Unite

NEW YORK, 19 MARZO 2017 – Seduta veramente straordinaria all’Assemblea Generale dell’Onu. Per tre giorni i “diplomatici del futuro”, duemila studenti da tutto il mondo, di cui la metà italiani, hanno partecipato al Palazzo di vetro al CWMUN 2017 (Change the World Model UN, edizione 2017). E domenica, per la chiusura dei lavori è arrivato da Roma il ministro italiano degli esteri e della cooperazione internazionale, Angelino Alfano, che lunedì vedrà anche il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

In una New York ancora piena di neve, i 2mila ragazzi del CWMUN hanno lavorato per tre giorni nelle commissioni simulando i lavori delle Nazioni Unite. Organizzata dal catanese Claudio Corbino con l’associazione Diplomatici, l’iniziativa è arrivata alla sua settima edizione. Sul palco sono salite per la cerimonia inaugurale due atlete d’eccezione, la tuffatrice Tania Cagnotto e la campionessa paralimpica Bebe Vio.

In apertura è intervenuto l’ambasciatore Sebastiano Cardi, rappresentante permanente al Palazzo di Vetro, spiegando che “l’Onu fa quello che gli Stati membri non possono fare da soli”. “All’Onu si lavora per vedere il fenomeno migratorio come qualcosa di positivo – ha continuato Cardi. – L’Italia fa la sua parte in termini di solidarietà, salvando vite in mare, ma anche in termini di contributo alla soluzione delle cause profonde, tramite il suo lavoro in Consiglio di Sicurezza”, di cui quest’anno è membro non permanente.”

Tra gli altri ospiti c’erano il Goodwill Ambassador di Diplomatici Marco Tardelli, il magistrato Giuseppe Ayala (che lavorò nel pool antimafia con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino), e il fondatore di Eataly Oscar Farinetti.

“E’ bello essere qui, tanti ragazzi hanno la mia età, mi sembra di far parte del gruppo, e c’è anche una mia amica”, ha raccontato Bebe Vio a Valeria Robecco dell’ANSA. “Il mio messaggio per loro e’ di darsi da fare tantissimo, e’ importante a questa eta’ rendersi conto che puoi cambiare qualcosa se ti impegni veramente – ha continuato  – tornassi indietro, se potessi farei anche io una esperienza del genere”.  “Nello sport ho imparato prima di tutto a non arrendermi alle prime difficolta’, e questo credo sia importante anche nel mondo del lavoro – ha aggiunto Tania Cagnotto – Poi è fondamentale avere una passione nella vita, anche per evitare di perdersi in tentazioni o rischi”. Per Corbino, invece, il messaggio piu’ forte da dare agli studenti “non e’ quello di insegnare loro qualcosa, quanto piuttosto spiegare che possono riuscire in quello in cui credono”. Questo periodo di formazione, ha aggiunto, e’ incentrato sul metodo ‘learning by doing, ossia “i ragazzi non si limitano ad ascoltare quello che dicono i grandi maestri, ma mettono in pratica costantemente quello che hanno imparato”.

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Tania Cagnotto e Bebe Vio all’Onu: “Ragazzi, mai arrendersi”

La Gazzetta dello Sport

apparso il 18 Marzo 2017 – di Massimo Lopes Pegna

L’esperienza della tuffatrice olimpica e della schermitrice paralimpica raccontata agli studenti, presente Tardelli. Tra urli a confronto…

NEW YORK – L’applauso più potente è per Bebe Vio e Tania Cagnotto. Neppure Marco Tardelli provoca lo stesso boato. Ma il pubblico raccolto nell’anfiteatro dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è giovanissimo: circa 2200 studenti (di cui 1050 dall’Italia, il resto da oltre 90 Paesi) dai 13 ai 20 anni. «Con questi ragazzi parlo un linguaggio identico, qui posso dire anche le parolacce», sorride Bebe entusiasta per la nuova esperienza. «Sono stata alla Casa Bianca, selfie con Obama, poi il Papa, adesso qui: mi manca giusto la Regina Elisabetta…».

MILLENIALS L’iniziativa, arrivata al 7° anno, è della Ong Diplomatici e del suo presidente e fondatore, Claudio Corbino. In 3 giorni questi studenti provenienti da 400 scuole apprenderanno come funzionano le Nazioni Unite con il sistema del «Learning by doing», come in un gioco di simulazione: «I ragazzi non si limitano ad ascoltare quello che dicono i grandi maestri, ma mettono in pratica attraverso l’esercizio delle risoluzioni Onu quello che hanno imparato. Comprenderanno che, nonostante le loro diversità, il sogno è per tutti lo stesso», spiega Corbino. L’idea di chiamare Bebe e Tania l’ha avuta Tardelli, Goodwill Ambassador dell’associazione: «Le ho scelte perché hanno dimostrato che è fondamentale non mollare mai».

SOGNARE — E’ proprio ciò che spiegano ai «millennials», assiepati sulle tribune più celebri del mondo, Bebe e Tania forti dei loro successi sportivi e non solo. «L’importante è avere una passione e un traguardo da tagliare, non necessariamente sportivo», dice la Cagnotto che dopo aver perso per un soffio la medaglia a Londra 2012, non ha mollato e ha raggiunto il suo obiettivo a Rio 2016. Spiega Bebe: «Dovete sognare, come ho fatto io quando avevo 11 anni e mi hanno staccato alcuni pezzi del corpo. Poi bisogna lottare con tenacia, ma alla base di tutto c’è il sogno».
Fanno vedere l’urlo muto di Tardelli dopo il gol nella finale contro la Germania al Mondiale dell’82 e il grido pazzesco di Bebe dopo l’oro individuale a Rio: «Sembriamo due cretini», scherza lei. E poi: «Ma è ciò che avevo dentro: l’urlo era un grazie a tutta la squadra, inclusa la mia famiglia». Sono emozionate le due ragazze: «E’ un’esperienza bellissima trovarmi in una sala così vitale e piena di storia», si guarda intorno Tania. E aggiunge: «Le nostre imprese sportive servono a mandare un messaggio di persistenza: quello di non arrendersi mai alle prime difficoltà. Il 13 maggio mi tuffo per un’ultima gara: si chiude un capitolo molto importante della mia vita finito in bellezza e se ne apre un altro»
VOLONTA’ — Dice Bebe:«Questa è la sede giusta per capire che se vuoi cambiare qualcosa, puoi farlo. In America c’è tanto da fare, ma a me piace l’Italia e voglio impegnarmi per migliorare il mio Paese». Spiega che bisogna lavorare con gli altri: «Il concetto di squadra è il più affascinante. Conquistare l’oro individuale è stata una figata, ma il bronzo a squadre con le mie compagne lo metto su un altro livello. Adesso che lavoro in uno studio di grafica, la mia squadra sono i compagni di ufficio». C’è lo sguardo al suo futuro, quello immediato («vado a Broadway a vedere il musical Il Re Leone») e quello prossimo. Racconta: «Intanto sono andata a vivere da sola, ma nel 2018 voglio trasferirmi a Milano e iscrivermi all’università, facoltà di “Relazioni pubbliche e comunicazione d’impresa”. A livello sportivo a squadre ci sono i Mondiali: dopo il 3° posto all’ultima edizione e all’Olimpiade abbiamo appena vinto la nostra prima Coppa del Mondo a squadre. Sì, stiamo sognando l’oro». Inevitabile non rimanere contagiati e sognare con lei.
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Alla festa, scivolone razzista sul Maghreb

La Sicilia

di Claudio Corbino

Ho potuto prendere visione, attraverso un video diffuso in rete, di parte del dibattito svoltosi ieri durante la “Festa dell’Unità” e che ha avuto come protagonisti l’On. Faraone e l’On. Francesca Puglisi, rispettivamente sottosegretario all’Istruzione del Governo Renzi e responsabile nazionale Scuola per il PD.

Non è mio interesse entrare nel merito della questione e del resto, di certo, le mie opinioni al riguardo nulla aggiungerebbero alla discussione sulla riforma della Scuola né, tanto meno, potrebbero offrire risposte alle migliaia di professori che vivono una situazione di grave e oggettivo disagio.

Tuttavia, la parte finale dell’intervento dell’On. Puglisi ha destato in me un forte senso di contrarietà.
L’Onorevole, infatti, durante una fase piuttosto concitata del dibattito che, almeno da quanto si è potuto apprezzare sul web, pareva averla messa in una qualche difficoltà, proprio mentre veniva incalzata dalla platea sugli aspetti più controversi della riforma della Scuola, chiamava in causa il Sindaco Enzo Bianco, forse, così facendo, tentando di sviare il discorso su altri temi.

Rivolgendosi al primo cittadino, l’On. Puglisi né ha declamato le lodi, in particolare, cito testualmente, per le “magnifiche piste ciclabili realizzate” che, sempre a suo dire, darebbero l’esatta misura della differenza tra “una città veramente europea e una qualunque citta del MAGHREB”.

Chi mi conosce sa bene quale sia la mia opinione sull’amministrazione che governa la nostra città. Ma né questo, né l’uscita infelice sulle “magnifiche piste ciclabili”, che forse denota tuttalpiù un certo, preoccupante, scollamento dal comune sentire, meriterebbero forse una reazione se non fosse per l’incredibile paragone affermato dall’On. Puglisi per la quale, evidentemente, esisterebbero le “civilissime” città europee e le incivili, arretrate e scostumate città del MAGHREB. Incivili e, per l’appunto, senza neanche una pista ciclabile.

E’ chiaro che l’On. Puglisi non sa bene di cosa parli, quando fa riferimento al MAGHREB e troverei del tutto stucchevole, in questa sede, spiegare perché. Quello che non mi pare stucchevole, ma se mai doveroso, è che non si lasci cadere nel vuoto un’affermazione cosi gravemente offensiva per un’importante area del mondo parte della quale, per altro, vive anni tragici, segnati da una guerra di cui non si riesce ancora a intravvedere la fine. Ci vorrebbe maggiore consapevolezza e maggiore rispetto. Durante la festa nazionale dell’Unità, a Catania, in presenza del Sindaco della città e di un esponente del Governo, una parlamentare della Repubblica, per lo più responsabile Scuola del principale partito del Paese, si è lasciata andare ad una considerazione di stampo chiaramente razzista. Credo che la Festa rimarrà in città ancora per una decina di giorni: ebbene se qualcuno, seguendo l’ormai negletto costume del buon senso e della buona educazione, tra i responsabili, gli organizzatori, il partito, la stessa Puglisi, il sindaco volesse chiedere scusa per quanto accaduto, renderebbe di certo un migliore omaggio alla tradizione di un mondo che questa Festa, evidentemente non senza una qualche difficoltà, tenta ancora di rappresentare.

Due giorni ad Abu Dhabi per capire come funzionano le Nazioni Unite

INTERNAZIONALE

apparso il 6 Dicembre 2015 – di Francesca Gnetti

Bianca ha 13 anni e frequenta il liceo scientifico Leone XIII di Milano. Da grande vuole fare la pediatra. Rahzadie ha 15 anni, è nata in Australia da genitori colombiani. Frequenta la Cranleigh school di Abu Dhabi e vuole diventare una giornalista esperta di questioni umanitarie.

Anche Felix è un australiano trapiantato ad Abu Dhabi con la famiglia. Ha 13 anni e gli occhialetti tondi lo fanno somigliare a Harry Potter. Da grande vuole fare il diplomatico ed entrare in politica, ma vuole anche diventare giocatore di cricket e di basket. Oggi è molto impegnato a delineare la strategia diplomatica che il Venezuela deve tenere al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Un compito molto complesso perché, come spiega lui con serietà, “il paese si trova in una situazione critica e deve cercare di restare il più possibile neutrale”.

Bianca, Rahzadie e Felix fanno parte dei 180 giovani tra i 14 e i 26 anni di varie nazionalità che a novembre hanno partecipato al progetto Change the world model United Nations, organizzato dall’associazione italiana Diplomatici in collaborazione con la New York University di Abu Dhabi.

Due giorni in cui i ragazzi riproducono il funzionamento degli organi delle Nazioni Unite. Ognuno di loro rappresenta un paese e cerca di promuovere le sue istanze e i suoi interessi sullo scacchiere internazionale. Discutono di sicurezza informatica, di potenza nucleare, ma anche del conflitto siriano, dell’affermazione del gruppo Stato islamico, del ruolo della diplomazia globale, propongono mozioni, prendono la parola, votano risoluzioni.

 

Per ora la strada che arriva al campus finisce contro un muro e torna indietro

Fuori delle aule climatizzate e oltre le mura del campus di 450mila metri quadrati della New York University, inaugurato nel maggio del 2014 dopo quattro anni di lavori, si stende il deserto.

La zona di Saadiyat Island, dove sorge il campus, si trova lungo la costa appena fuori Abu Dhabi. In lontananza si scorgono i profili dei grattacieli che arrivano fino al lungomare della città e intorno ai ventuno edifici che compongono il campus è pieno di cantieri, gru, camion che trasportano materiali.

Il governo ci tiene molto a rispettare la scadenza del 2020 fissata nell’ambito di un progetto da quasi 25 miliardi di euro per trasformare questo lembo di deserto in un complesso commerciale, residenziale e ricreativo dove dovrebbero essere costruite anche le sedi dei musei del Louvre e il Guggenheim. Per ora la strada che arriva al campus finisce contro un muro e torna indietro.

L’inaugurazione in pompa magna dell’università, cui ha partecipato anche l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, e l’iscrizione per l’anno accademico 2015-2016 di oltre novecento studenti di più di cento paesi del mondo hanno cercato di mettere a tacere le polemiche scoppiate dopo le inchieste del New York Times e del Guardian sulle dure condizioni di vita degli operai impiegati nella costruzione del campus.

Anche se il paese ospite non è un campione di apertura al dialogo culturale e di rispetto dei diritti umani, i ragazzi che partecipano al programma Change the world parlano di questioni spinose e delicate senza censure e nel rispetto reciproco.

Ragazze di Abu Dhabi con il capo coperto siedono accanto alle loro coetanee di Catania in minigonna, perché, come sostiene Morgan Whitfield, insegnante di storia e geografia alla Cranleigh school di Abu Dhabi, “i ragazzi nel profondo sono tutti uguali, ci sono più analogie che differenze”. Durante il laboratorio formativo i ragazzi si confrontano e acquisiscono quelle soft skill, come la capacità di parlare in pubblico, di lavorare in gruppo e di esprimersi in una lingua straniera, che troppo spesso restano fuori di programmi scolastici.

 

È una generazione molto pratica, che vuole la concretezza, e che purtroppo è anche cinica

Ma soprattutto “imparano il rispetto per gli altri, il rispetto per le culture diverse dalla propria”, spiega Claudio Corbino, presidente dell’associazione Diplomatici e fondatore nel 2011 del progetto Change the world, che a marzo porterà per il quinto anno di seguito circa duemila ragazzi al palazzo di vetro delle Nazioni Unite a New York.

Un progetto “nato per sbaglio”, come dice Corbino che nel 2000 era uno studente di giurisprudenza all’università di Catania e per caso ha partecipato a New York a un Model United Nation, una conferenza in cui sono simulate le assemblee dell’Onu. “Una volta arrivato lì mi sono accorto che era un mondo fantastico, un vero laboratorio delle scienze umane”.

Così, rientrato in Italia, Corbino ha deciso di creare un’associazione in grado di far precedere la partecipazione all’evento di New York da una formazione che unisse i contenuti alle capacità relazionali. Dopo dieci anni è nato il progetto Change the world, attraverso il quale l’associazione ha cominciato a organizzare un proprio evento a New York e, negli anni successivi, anche a Bruxelles, a Roma, ad Abu Dhabi e a Barcellona.

Abbracciare il mondo intero

Negli anni hanno partecipato migliaia di ragazzi da tutto il mondo. Il contatto con loro porta Corbino a definirli “una generazione di ragazzi con le palle”. Si tratta di una generazione “totalmente post ideologica, non gliene frega niente di aderire a una verità precostituita. È una generazione molto pratica, che vuole la concretezza, e che purtroppo è anche cinica, perché mancano i grandi ideali di riferimento, ma la colpa è nostra che non siamo più capaci di trasmetterglieli”, prosegue Corbino.

Anche Marina Novelli, preside del liceo scientifico Vitruvio Pollione di Avezzano, che ha accompagnato nove studenti ad Abu Dhabi, pensa che il cambiamento dei ragazzi ponga una sfida continua alla scuola, che a volte non è in grado di rispondere in modo adeguato. “Per questo motivo Change the world è utile al livello educativo, è importante per sollecitare degli interessi che poi sono coltivati in futuro. Consente ai ragazzi di ampliare i loro orizzonti e di abbracciare il mondo intero”, spiega Novelli.

 

Nell’aula del consiglio di sicurezza si sta discutendo dell’intervento delle Nazioni Unite in Siria

“Ciò che è diverso attrae e qui c’è una grande sete di conoscenza”, commenta Salvatore, che ha vent’anni, studia giurisprudenza a Catanzaro e insieme al suo collega Giuseppe, di 19 anni, fa parte della commissione di peacebuilding. “È bello poter parlare con ragazzi che vengono da paesi diversi e farmi spiegare come vivono, qual è la loro religione e la loro cultura”.

Nell’aula del consiglio di sicurezza si sta discutendo dell’intervento delle Nazioni Unite in Siria. I delegati prendono la parola a favore e contro l’intervento, presentano emendamenti e li votano. Felix ascolta concentrato le opinioni degli altri ma alla fine si oppone alla risoluzione perché, spiega “non risolverebbe i problemi e si tornerebbe al punto di partenza”.

Emma, statunitense di 14 anni che da grande vuole fare la chef, invece è favorevole e il paese che rappresenta, la Spagna, sta cercando di creare un summit promuovere il dialogo tra paesi con posizioni divergenti. Alla fine la risoluzione passa. Gabriele, 18 anni di Catania e rappresentante della Malesia, è molto soddisfatto. Ha vinto la diplomazia. E i ragazzi escono dall’aula parlottando tra loro, i fogli degli appunti appallottolati in mano, lo zainetto in spalla.

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