Come presentare le esperienze di volontariato o lavoro

Se non avete fatto esperienze attinenti al lavoro con l’ong, potete sempre averne fatte altre che possono essere riconosciute come rilevanti.

Ad esempio: mentre studiavate all’università, avete lavorato d’estate all’estero? Avete fatto il cameriere o la ragazza alla pari per mantenervi imparando una lingua straniera?

Non sottovalutate l’importanza di queste esperienze ai fini del curriculum: queste dimostrano che, lavorando all’estero, avete capacità di adattamento, che siete entrati in contatto con culture diverse dalla vostra di origine, che l’esperienza che avete fatto vi ha in qualche modo “svegliato”, mettendovi a contatto con il mondo del lavoro e vi ha insegnato a cavarvela da soli e ad assumere responsabilità.

Naturalmente potrete condensare queste esperienze, se fatte più volte nel corso degli ultimi anni, descrivendo una sola volta mansioni e luogo in cui avete lavorato ma elencando gli anni in cui le avete fatte: es. summer 2012, 2013 e 2014: waiter at …Dublin, Ireland.

So perfettamente che questo approccio è estraneo alla mentalità italiana, secondo la quale quello che conta è il titolo di studio, gli anni impiegati per conseguirlo ed il voto di laurea. Tutto questo è innegabilmente importante, e se decideste di proseguire nella carriera universitaria o fare l’avvocato, concordo che questo sia l’approccio giusto.

Tuttavia, in ambito internazionale, ci confrontiamo con una cultura prevalentemente anglosassone, nella quale si da rilevanza anche a ciò che si sa fare da un punto di vista pratico e non solo teorico. Vi invito quindi a fare esperienze che vi facciano crescere, anche se non saranno necessariamente strettamente attinenti al vostro percorso professionale, ma vi consentiranno di misurare meglio i vostri limiti e scoprire talenti che non pensavate di avere! Nel caso in cui abbiate invece fatto esperienze attinenti con la domanda di lavoro, allora il vostro curriculum va arricchito inserendole e descrivendole nel giusto modo.

Il curriculum non deve lasciare al selezionatore e alla sua immaginazione l’interpretazione di cosa volevate dire scrivendo (es. July 2015: worked at NNYBKB International, Nairobi). Ricordatevi sempre di esplicitare il vostro titolo (assistant, educator, etc), per chi avete lavorato (organizzazioni, imprese, fondazioni, enti, etc) e dove. Se all’estero, oltre al nome del posto in cui avete fisicamente svolto la vostra attività, ricordatevi di esplicitare la nazione! Non tutti possono sapere dove si trova Potchefstroom! 🙂

Come organizzare questi contenuti nel CV?

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Ma cosa viene prima…il titolo del ruolo che ho svolto o il nome dell’organizzazione? Direi che dipende molto dall’organizzazione per la quale avete lavorato.

Se per una missione della vostra parrocchia nei Balcani o una ong poco conosciuta, varrebbe la pena indicare prima il vostro ruolo; se, invece, avete avuto l’occasione di collaborare con enti conosciuti anche a livello internazionale, allora direi senz’altro di far apparire prima il loro nome…attrarrà subito l’attenzione del selezionatore!

Una volta presa questa decisione, dobbiamo proseguire con la descrizione delle nostre attività: non lasciate niente di vago nel vostro curriculum! Quanto più rendete facile la sua lettura e la comprensione di quello che avete fatto, tanto migliore è il servizio che rendete alla vostra candidatura!

Elencate quindi le mansioni che avete svolto, se possibile nel dettaglio… io preferisco l’uso dei bullet points perché necessariamente inducono alla sintesi e perché l’occhio riesce a leggere meglio questi che un paragrafo discorsivo lungo, ma la scelta qui è veramente soggettiva. E vi riporto anche a principio che deve guidarvi attraverso tutta la compilazione del curriculum: cercate di far risaltare elementi di quanto avete fatto che possono interessare al vostro selezionatore.

Rileggete ancora una volta la job description, evidenziate i requisiti richiesti e quello che ci si aspetta che facciate una volta assunti. E con questo in mente, cercate di capire se le vostre esperienze pregresse possono rispondere a quanto viene richiesto, se possono identificarvi come il candidato che possiede, se non tutti i requisiti, almeno parte di essi. E imparate anche ad usare bene i vocaboli in inglese, attribuendo a ciascuno di loro il giusto valore: se avete gestito una particolare situazione o il lavoro di un gruppo di colleghi, non mancate di utilizzare la parola management/manager; etc.

Non sottovalutate le esperienze che avete fatto, e la lingua inglese vi è amica nel definire e dare importanza a quanto avete fatto: suona certamente più “professionale” se si ricorre a determinati termini 😉

Non dimenticate quindi di menzionare se avete dovuto coordinare il lavoro di qualcun altro e se avete dovuto scrivere rapporti o analisi di contesto o se avete avuto a che fare con amministrazione, budget e logistica…tutto questo vi sarà sempre estremamente utile perché molto ricercato, in particolare dalle ong. Naturalmente, a ciascuna esperienza corrisponderà una data, con mese e anno di inizio e di fine.

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…e se non abbiamo mai lavorato prima?

E ora siete arrivati alla parte del vostro curriculum che la maggioranza di voi ritiene la più spinosa: l’esperienza professionale.

Anche in questo caso, è bene rileggere la vacancy:

  • di quale tipo di persona hanno bisogno?
  • quali sono le esperienze pregresse richieste e quali le competenze?

Una volta rilette e avendole ben chiare in mente, cerchiamo di ricordare tutte le esperienze che abbiamo fatto e che possono dire molto di noi: se fate domanda per un posto di ricerca, non tutte le attività possono andare bene, ma per lavorare in ambito internazionale molte sono le esperienze che tendete a sottovalutare.

Prendiamo il caso che vogliate fare domanda per una ong che opera nel campo della cooperazione allo sviluppo. In questi casi, spesso i ragazzi affermano di non aver mai lavorato prima in questo campo…per poi scoprire magari che hanno fatto esperienze di volontariato in paesi in via di sviluppo o di assistenza umanitaria in Italia, nel proprio comune o con la parrocchia. E, generalmente, non riconoscono queste esperienze come importanti, anche per il solo fatto di non essere retribuite.

E questo è un grave errore: il contributo che avete dato, che sia retribuito o meno, che sia stato svolto in Italia a favore dei migranti o in Africa per aiutare comunità in difficoltà, è meritevole di grande attenzione e rispetto perché parla di voi in molti modi. In primo luogo testimonia della predisposizione che avete nei confronti dell’”altro”, della disponibilità a portare aiuto, ad impegnarvi in prima persona e a credere in quello che fate. Se voi foste un selezionatore di una ong, chi scegliereste fra una persona che ha svolto lavori anche retribuiti ma che nulla hanno a che fare con lo spirito del lavoro offerto e una persona che ha dimostrato di essere capace di mettersi in gioco anche come volontario?

Le vostre esperienze parlano di chi siete e cosa potenzialmente potete diventare se ve ne viene data l’occasione!

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Cosa ancora posso scrivere in merito al mio percorso di studi? Domanda classica… Mi è capitato che qualcuno dei ragazzi che ho seguito nella preparazione del curriculum mi abbiano chiesto se era necessario inserire anche informazioni sulla scuola superiore e qualcuno ha perfino riportato di aver frequentato la…scuola media! In realtà, quello che succede a chi di voi non ha fatto esperienze professionali (ed è la maggior parte alla vostra età!), cercherà di riempire in tutti i modi le pagine del proprio curriculum, e questo nell’errata convinzione che “quanto più si scrive, quante più sono le pagine del curriculum, quanto meglio!”. Questa è una impostazione del tutto italiana!

In realtà, cercate sempre di inserire le informazioni essenziali e più utili per far capire chi siete e perché siete motivati a fare domanda per un posto di lavoro, e se fare domanda per un’organizzazione internazionale, governativa o no, dovreste cercare di contenere le informazioni in massimo due pagine. Se partiamo da questo presupposto, non avrete bisogno di risalire alle scuole medie per riempire le pagine e dimostrare cosa avete fatto nei primi 20-25 anni della vostra vita.

Tanto più che il selezionatore cercherà di capire chi siete oltre a quanto avete studiato. Come ripeto sempre, siete molto di più dei libri che studiate! Una volta che avete inserito la vostra laurea o il vostro percorso di studi ancora in atto (scriverete la data di inizio, mentre lascerete aperta quella di conclusione “es. – at present”), cercare di ricordare se avete fatto corsi, anche brevi, extracurriculari da poter inserire: potrebbe essere un corso di project cycle management o di approfondimento tematico su relazioni internazionali o sul rispetto dei diritti umani. Non mancate di aggiungere anche questo tassello al puzzle del vostro curriculum!

Il vostro curriculum….iniziamo dagli studi!

bozza post stefani - CopyDopo aver creato la cornice che conterrà il vostro curriculum e aver compilato le parti relative alle vostre generalità e ai vostri vari dettagli (mail, cell, skype, etc), è giunto il momento di aggiungere le informazioni che riguardano la vostra vita, le vostre esperienze e gli studi compiuti.

In genere, alla vostra età, di esperienze lavorative se ne sono fatte poche, e così è meglio iniziare il vostro curriculum con il percorso di studi intrapreso o terminato. Ricordatevi innanzitutto, che chi legge il vostro curriculum avrà interesse a cogliere nel più breve tempo possibile quali sono le vostre più recenti esperienze, e per farlo non si metterà in affannosa ricerca in fondo a ciascuna pagina…è bene invece che, nel poco tempo che il selezionatore dedica a leggere il vostro curriculum, siano subito evidenti le informazioni che cerca. Iniziate quindi sempre ad elencare studi/esperienze, etc a partire dal più recente per procedere poi a ritroso nel tempo: es. prima verrà la laurea o studi universitari in corso poi il diploma di scuola superiore.

Se avete già conseguito la laurea, riportate il titolo di studio e poi l’università in cui avete studiato, facendo bene attenzione a riportare la denominazione precisa dell’uno e dell’altro: laurea in….; Università degli Studi di….. Stessa cosa per un eventuale master. Vi invito anche a non esaurire questo tipo di informazione con il titolo, voto e università, ma anche ad elencare brevemente le materie che hanno caratterizzato il percorso di studi. E anche in questo caso, domandatevi se ci sono materie che avete studiato, tesine che avete preparato o seminari ai quali avete partecipato, che possono essere messi in risalto al fine di impressionare positivamente il selezionatore. Mi spiego meglio, partendo da una indispensabile premessa: il curriculum che preparate per fare domanda in banca non può essere lo stesso che fareste per lavorare in una onlus o per un’azienda che si occupa di marketing.

Dovrete sempre adattare il curriculum e la lettera motivazionale a ciascun potenziale datore di lavoro. Non si tratta, fate bene attenzione, di inventare un profilo o capacità che non si hanno, quanto piuttosto di far emergere le nostre conoscenze, skills e capacità che sono particolarmente utili e più rispondenti a ciascuna job description. In questa ottica, oltre alle materie principali del corso di studi, potrete aggiungere quei corsi – anche extracurriculari- che possono dimostrare la vostra preparazione o un vostro interesse specifico. Un esempio? Se fate domanda per una prima esperienza con una ong in Africa, e avete studiato aspetti della cultura africana o della sua storia, dovrete certamente scriverlo nel vostro curriculum. Allo stesso modo, se avete fatto una tesi su un argomento che il vostro selezionatore potrebbe trovare interessante ai fini delle attività da svolgere, riportate senz’altro il titolo della tesi. Infine, soprattutto se avete conseguito un buon voto di laurea, e magari anche la lode, non mancate di scriverlo!

Scrivere un CV #2

stefiBen ritrovati! Spero che il Nuovo Anno vi abbia dato la giusta carica per iniziare a rimettervi all’opera con il vostro CV.

Dopo aver fatto alcune prove e trovato il template di CV che pensate possa rispondere alle vostre esigenze (non solo estetiche e creative, ma anche funzionali!), siete pronti per iniziare a “riempirlo” con tutte le informazioni utili a far comprendere al selezionatore se siete proprio la persona giusta che cerca. Il primo consiglio utile è di rendere facilmente “identificabile” il curriculum: fate cioè in modo che, alla prima impressione, un dettaglio del CV resti impresso…e quale dettaglio è più importante del nome? Consiglio quindi di riportare il nome e cognome in maniera visibile e centrale nel documento, usando il grassetto e possibilmente dandone rilievo anche nelle dimensioni.

La seconda cosa è ricordarsi di numerare le pagine…se il selezionatore vorrà condividere il vostro CV con colleghi e ne stamperà più copie, sarà nelle condizioni di “riassemblare” il vostro CV senza dover indovinare l’ordine delle pagine. Fatte queste due cose preliminari, iniziamo dai dati personali…e iniziamo ricordandoci di inserire, oltre al nostro indirizzo, anche i numeri di telefono (fisso e cell)…preceduti sempre da +39, il prefisso dell’Italia. Procediamo poi con l’inserimento del nostro indirizzo mail…cosa di più banale?? Ebbene no, tanto banale non lo è, se i selezionatori continuano a ricevere CV con indirizzi mail quali: astrolabsuper@… oppure anoichecefrega@…

Ricordatevi che fate domanda da professionisti e tutto quello che scrivere deve rappresentarvi in questo senso. La cosa più semplice, ed utile, è: nome. cognome@… Stessa raccomandazione vale per il vostro indirizzo skype, che dovrete senz’altro inserire, visto che ormai sempre più spesso il colloquio di selezione avviene attraverso questo. Evitate dunque nickname, nomi ammiccanti o incomprensibile e mantenetevi sul nome e cognome. Se avrete fatto tutto questo, siete pronti per presentarvi descrivendo il bagaglio di esperienze e titoli di studio   🙂

Scrivere un CV #1

Una delle cose certamente più difficili da affrontare per la prima volta è la scrittura del Cv: condensare in due pagine tutte le vostre esperienze, di studio e di vita, e dare l’impressione che esista una coerenza di percorso tale da giustificare la vostra domanda di lavoro presso un’organizzazione o una ONG. Inizierò dicendovi qualcosa che vi sorprenderà: i selezionatori impiegano circa 6 secondi per analizzare un curriculum. Questo perché seguono un percorso visivo molto lineare che consente di cogliere velocemente le parti del cv degne di nota. Quindi, quanto più un cv è scritto in maniera chiara, lineare e professionale, tanto più facilmente i selezionatori riescono a reperire le informazioni che interessano loro…e non cestineranno il curriculum!

Da dove incominciare allora? Se siete alle prime armi, è consigliabile seguire un template già definito, che vi guidi nella compilazione senza tralasciare informazioni importanti e che abbia una struttura nota ai selezionatori. Proprio come l’Europass, che pare non piacere a nessuno, ma che è un’ottima palestra per capire quali informazioni valga la pena inserire e quale ordine cronologico seguire. Concludo invitandovi a riflettere bene se inserire la foto o meno. In genere, è molto apprezzata…a patto che il soggetto ritratto non ricordi una velina o un “macho man”, o che non sia in posa in riva al mare! Sarebbe un primissimo, grave errore, e credetemi…succede! Alla prossima!

Volontariato per migranti e rifugiati

Questa settimana al Global Affairs Course in preparazione del nostro CWMUN a New York, è intervenuta Giulia Capitani di Oxfam Italia che ha offerto un’occasione unica di comprendere i meccanismi che guidano l’azione delle organizzazioni internazionali non governative per quanto riguarda la protezione di rifugiati e migranti in questo particolare contesto di crisi su scala mondiale (basti pensare che sono oggi 244 milioni i migranti nel mondo). Cosa fa concretamente lo staff di Oxfam Italia in questo ambito? “Oxfam accompagna e sostiene richiedenti asilo e rifugiati in un percorso di autonomia e integrazione attiva sul territorio, promuovendo un approccio inclusivo e di responsabilità condivisa che preveda il coinvolgimento dell’intera comunità locale. Al momento dell’arrivo nel nostro paese, la stragrande maggioranza dei richiedenti asilo non possiede né le conoscenze linguistiche o normative della realtà in cui si trova, anche relative ai propri diritti, né le competenze necessarie per inserirsi nel mercato del lavoro e in generale nella società italiana”.

Se foste interessati a questo ambito professionale, il consiglio è di iniziare a fare esperienze di volontariato con ong che si occupano di rifugiati e di prepararsi al meglio durante l’università studiando ed approfondendo temi quali diritto internazionale, protezione internazionale e diritti umani. L’obiettivo è arrivare preparati a diventare operatori umanitari sia con un bagaglio di esperienze sul campo che con una solida preparazione teorica.

Lavorare per il peace-building

Questa volta vorrei parlarvi del settore peace-building. Cioè delle misure a favore del mantenimento della pace che le organizzazioni internazionali mettono in atto all’indomani della fine di un conflitto e che devono permeare le società interessate. Nel mio recente intervento al “Corso di Governance degli stati di crisi internazionali”, che si tiene all’interno della Laurea magistrale in Governance dell’Emergenza presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Verona, ho parlato proprio della mia esperienza in materia di state-building in Bosnia Erzegovina con l’OSCE e nell’ambito della Missione delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK). Le figure richieste in contesti simili vanno dall’osservatore elettorale all’esperto in media, dal Political Officer all’esperto in diritti umani o in governance e institution building. Come sempre, vi invito a visitare il sito dell’OSCE (missione in Bosnia o Kosovo, ad esempio) o sul sito della più grande missione a guida UE che è EULEX proprio in Kosovo, perché possiate farvi un’idea più approfondita del tipo di attività che svolgono e per capire quali sono i requisiti richiesti nello specifico per poter diventare staff members di queste due organizzazioni. Concludo con l’apprezzamento per il corso innovativo che l’Università di Verona offre proprio per preparare i giovani a queste nuove figure professionali in ambito internazionale e vi invito a saperne di più andando sul seguente sito: http://www.dsg.univr.it/?ent=cs&id=691

Come iniziare? Il Servizio Civile Internazionale

Una delle domande che mi vengono poste con più frequenza riguarda come iniziare a fare esperienza sul campo e con quale organizzazione. Una delle migliori opportunità la offre il Servizio Civile Nazionale svolto all’estero, che prevede che i giovani volontari possano prestare la propria attività presso “enti e amministrazioni operanti all’estero, nell’ambito di iniziative assunte dall’Unione Europea, nonché in strutture per interventi di pacificazione e cooperazione fra i popoli, istituite dalla stessa UE o da organismi internazionali operanti con le medesime finalità ai quali l’Italia partecipa”. Si tratta di una bellissima opportunità per fare esperienza, mettersi alla prova e capire se questo tipo di lavoro fa per voi e può diventare la vostra professione. Cosa si fa esattamente? I dati del 2015 ci dicono che i ragazzi hanno lavorato nel campo della cooperazione decentrata, peacekeeping, sostegno alla comunità italiana all’estero, assistenza, educazione e promozione culturale. Dove si svolgono le attività? Per la maggior parte fra Africa e America, ma anche in Asia, Europa e Australia. Il servizio civile dura un anno ed è retribuito…preparatevi andando ad informarvi sul sito: serviziocivile.gov.it, in attesa che in primavera esca il prossimo bando!

Italian Fellowship Programme

Se non avete ancora i requisiti giusti per fare domanda per il JPO, tenete presente che UNDESA, United Nations Department of Economic and Social Affairs, sede di Roma, offre anche un’altra interessante opportunità: l’Italian Fellowship Programme. L’Italian Fellowships Programme for Technical Cooperation Capacity Building and Human Resources Development è sponsorizzato dal Governo italiano e attuato da UNDESA. Questo programma ha la durata di un anno e si svolge nei field offices di organizzazioni internazionali o negli uffici della Cooperazione allo Sviluppo italiana. I candidati selezionati seguono un corso di due settimane, che è parte integrante del programma. A differenza del Junior Professional Officer Programme (JPO), il Fellowship si rivolge a giovani con età più bassa (devono essere nati non prima del 1988) e quindi con un livello di esperienza- sempre necessario- ma inferiore rispetto a quanto richiesto per il JPO. E’ necessario aver conseguito la laurea magistrale/specialistica o la triennale più un master; conoscere le lingue straniere e aver fatto esperienza di volontariato o di lavoro. Fra le competenze base: lavorare in team, saper comunicare, etc. Quali le preparazioni più ricercate? Quelle relative a governance e sviluppo locale, stato di diritto, food security, sviluppo agricolo, sviluppo urbano, migrazioni, affair umanitari, cultura, genere, statistica, sviluppo economico e molte altre, che vi invito a guardare sul sito. L’ultimo bando per questo programma è stato pubblicato a luglio 2016…avete quindi qualche mese per arrivare meglio preparati all’appuntamento con il prossimo. Leggete quindi con attenzione, anche le FAQ, per conoscere nei dettagli questa bella opportunità!

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