Dalla Sicilia a New York, centinaia di studenti diventano ambasciatori per gioco

REPUBBLICA

Mille e seicento ragazzi da 92 paesi protagonisti del “Change the World”, il processo di simulazioni diplomatiche inaugurato nella sala dell’Assemblea generale dell’Onu. Alla fine della settimana un premio alla “best delegation”

New York – Beatrice ha 16 anni, scrive canzoni impegnate e suona già con un suo gruppo. Francesco si prepara alla maturità, spera di diventare notaio come il padre ma nel frattempo gioca a pallone nelle giovanili del Catania e si dispera per le sconfitte della sua squadra del cuore. Marta e Riccardo si sono conosciuti una settimana fa, preparano insieme risoluzioni e alla fine confessano: “Sì, è scoppiato il colpo di fulmine. Solo che uno sta a Palermo e l’altra a Trento, sarà dura vedersi”. Sono le piccole-grandi storie che per una settimana vivono 1600 studenti provenienti da tutto il mondo, centinaia anche dalla Sicilia, protagonisti del “Change the world”, il processo di simulazioni diplomatiche inaugurato nella Sala dell’Assemblea generale, quella dove si decidono i destini del pianeta, da un campione del mondo come Marco Tardelli, giocatore simbolo della grande Italia di Enzo Bearzot.

I ragazzi, in rappresentanza di ben 92 nazioni, “giocano” a fare gli ambasciatori. Presentano mozioni, risoluzioni, litigano in Consiglio di Sicurezza. Alla fine, cercheranno di far approvare le loro proposte. A organizzare l’evento un’associazione siciliana, “I diplomatici”, che da tempo collabora direttamente con le Nazioni Unite: “Quest’anno abbiamo chiesto agli studenti di lavorare sul cibo in vista dell’inaugurazione di Expo 2015 – spiega il presidente Claudio Corbino – In particolare sull’eterna divisione del mondo: l’Occidente ricco e opulento che spreca le risorse, il Terzo mondo ancora alle prese con il dramma della fame”.

Giacca e cravatta per i ragazzi, tailleur scuro per le studentesse, sembrano davvero dei diplomatici delle Nazioni Unite. Nelle sale di un grande albergo di Manhattan che li ospita e che è diventato il quartier generale del “Change the world”, simulano Consigli di Sicurezza e riunioni di Commissione. Poi, siccome hanno 20 anni o giù di lì, alla fine di lunghe giornate di lavoro puoi trovarli nei locali di Chelsea o al Village a ballare assieme ai coetanei americani. Ma difficilmente fanno tardi la notte, perché la mattina successiva si ricomincia a “lavorare” presto e i tutor che li hanno in gestione sono inflessibili. “Stiamo vivendo un sogno” racconta Pietro, 18 anni, di Agrigento. “Con gli altri ragazzi mi trovo bene, siamo affiatati e molto interessati alle cose che discutiamo”. “Dopo questa esperienza voglio andare a Milano qualche giorno per visitare l’Expo – dice Luna, 17 anni, alla sua terza esperienza con i Diplomatici – Sicuramente su questa tema adesso ne so sicuramente di più”.

Alla fine della settimana, una commissione di esperti giudicherà il lavoro dei ragazzi, eleggerà la “best delegation”, premierà le migliori risoluzioni presentate. “Ai ragazzi cerchiamo di insegnare che non basta lamentarsi, anzi non serve a niente – spiega Claudio Corbino, catanese, presidente dell’Associazione – Per cambiare il mondo bisogna rimboccarsi le maniche e investire sul proprio talento. Questi studenti ci stanno provando e rappresentano una speranza per il futuro. Poi chissà, magari qualcuno di loro tra qualche anno tornerà a New York con un ruolo da diplomatico. Intanto si godono una settimana che, comunque vada, non dimenticheranno per tutta la loro vita”.

Link all’articolo ufficiale

You may also like

Leave a comment

RESTIAMO IN CONTATTO

Iscriviti alla nostra newsletter e resta aggiornato sui progetti di Diplomatici ed FLS. Riceverai offerte esclusive e tutte le news relative ai nostri eventi in Italia e nel mondo.

Le tue informazioni personali non saranno condivise con soggetti terzi.