Si conclude alla grande la II edizione del Festival Mare Liberum

Difesa della democrazia e della Costituzione, nuovi equilibri in Europa dopo le vittorie dei populisti, nuove forme di finanziamento della politica, utilizzo e censura dei social network: mille studenti siciliani hanno affollato le aule dell’università di Catania e del Consiglio comunale per la seconda edizione del Festival di geopolitica Mare Liberum organizzato dall’Associazione Diplomatici e dall’EWEI (Eastwest European Institute) che vanta nel suo comitato scientifico nomi come quelli di Romano Prodi, Enrico Letta, Joschka Fischer, Javier Solana, Pier Carlo Padoan, Paola Severino, Sylvie Goulard.

Tre giorni trascorsi nel confronto tra ragazzi e addetti ai lavori (politici, manager, professori universitari, magistrati, operatori della formazione, giornalisti) per cercare di capire un po’ meglio le dinamiche complessive del bacino del Mediterraneo e dell’Europa stretti tra cambiamenti politici, migrazioni, alleanze, tragedie ma tenendo sempre il focus sul futuro e sulla possibilità di migliorare, o forse anche cambiare, il mondo.

Ma non erano solo i ragazzi ad interrogare gli esperti per chiedere loro chiarimenti e delucidazioni. In molti panel si è assistito all’esatto contrario: sono stati proprio i relatori ad intervistare i ragazzi, a chiedere quali erano le loro idee e proposte, a farli uscire allo scoperto. Ed è stata proprio questa, in fondo, la caratteristica più seduttiva del Festival: i protagonisti – come sempre avviene agli eventi di Diplomatici – sono proprio i ragazzi. Ed è per questo che Mare Liberum ottiene ogni volta un successo crescente.

Abbiamo voluto dare ai tanti studenti che sono intervenuti – dice Claudio Corbino, presidente di Diplomatici – la centralità di questi giorni di dibattito. Non il solito forum dove ministri o professori parlano dagli scranni e loro ascoltano, spesso annoiandosi, ma un confronto vero e alla pari tra le conoscenze dei primi e le esigenze e le aspettative dei secondi”.

Uno degli interventi più seguiti è stato quello di Christian Dargnat, intervistato dal direttore della rivista di geopolitica Eastwest Giuseppe Scognamiglio, che è un uomo affascinante e concreto: atleta (quasi olimpionico per la Francia nella maratona), manager della finanza (è stato fino a poco fa Ceo della banca BNP Paribas) e attualmente responsabile del finanziamento del movimento politico En Marche. Insomma colui che ha dato ad Emmanuel Macron un indispensabile mano a diventare Presidente della Francia.

Emmanuel mi ha chiesto se volevo essere della squadra che tentava questa impossibile impresa. Dovevamo raccogliere un sacco di soldi e io non avevo mai fatto un lavoro del genere. Ho lasciato il mio incarico di manager e mi sono messo a chiedere soldi per cambiare la Francia. In un anno abbiamo raccolto quasi 17 milioni di euro. Pensate che dopo En Marche il secondo partito ne ha raccolti 2,5”. Una vera impresa che ha permesso di vincere le elezioni contro tutti i pronostici che vale ancor di più se pensiamo che, mentre in Italia il limite di finanziamento ai partiti per le persone fisiche è di 100mila euro, in Francia è di 7,5mila.

Per raggiungere questo risultato – continua Dargnat – abbiamo lavorato moltissimo con il web. Ma non potevamo subito chiedere soldi via mail. E’ stato fatto tutto un lungo lavoro di avvicinamento al partito. Abbiamo fatto conoscere il nostro programma, abbiamo cercato di avvicinare i francesi alle nostre posizioni, li abbiamo invitati ai nostri eventi e, solo dopo tutto questo, abbiamo cominciato a fare found raising. E’ stato un lavoro lungo e difficile ma, una volta cominciato, è stato veloce e molto efficace. Posso dire che, vedendo in En Marche la possibilità di cambiare la Francia, tanta gente ha contribuito economicamente e ha cominciato a lavorare per noi volontariamente e gratuitamente, ed anche questo in fondo è stato un bel modo di finanziarci”.

A un ragazzo che gli chiedeva cosa si deve fare per raggiungere questi risultati in così poco tempo, Dargnat ha risposto: “Punto primo: un obiettivo. Punto secondo: la fiducia. Punto terzo: la determinazione. Punto quarto: un po’ di fortuna. Per realizzare i propri sogni basta questo. Voi dovete solo crederci”.

Quattro minuti di applausi e standing ovation per Giuseppe Ayala, magistrato PM al maxiprocesso di Palermo e amico di Giovanni Falcone e poi deputato e senatore che ha commentato il bel film diretto da Stefano PistoliniFollow the money, il metodo Falcone” prodotto da Sky. Interessante anche la lezione del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro sulle possibili infiltrazioni mafiose nelle associazioni antimafia.

E ancora, l’ex premier Enrico Letta, l’ex ministro del lavoro Enrico Giovannini, la vice governatrice della Banca di Francia Sylvie Goulard. Tra tanta serietà c’è stato spazio anche per lo sport con la chiacchierata seguitissima con Walter Sabatini, ex ds di Palermo, Roma e Inter: lo stato del calcio italiano, della grande affluenza di campioni o presunti campioni dall’estero, dello scandalo Fifa, dei mondiali di calcio prossimi in Russia e di quelli in Qatar nel 2022. Corbino ha citato Marco Tardelli (che è anche ambasciatore dell’Associazione Diplomatici nel mondo) e Sabatini ha detto: “Uno dei più grandi centrocampisti e soprattutto una grande persona. Coraggio, altruismo e fantasia, come cantava Francesco De Gregori, sono tre qualità che sicuramente il Tardelli giocatore aveva e il Tardelli uomo ha ancora con sé”.

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