L’Onu tra guerre e profughi, ma i diplomatici sono ragazzini

LA STAMPA

apparso il 28 Novembre 2016

Ad Abu Dhabi 190 ragazzi si confrontano con i problemi del mondo

Vietnam, Yemen, Zambia, Zimbabwe… Ore 10 del mattino, Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’appello dei 193 paesi membri è appena terminato e si apre la sessione sui rifugiati. A grande maggioranza viene stabilita la durata di un minuto a intervento. I delegati in severi tailleur e azzimati abiti da uomo si alternano sul palco: quei 60 milioni di rifugiati sparsi per il pianeta riguardano tutti. L’atmosfera è grave, solenne. Vera. Solo che non siamo nel Palazzo di Vetro di New York ma nell’aula magna della New York University di Abu Dhabi, dove 190 ragazzi dai 13 ai 26 anni si esercitano nell’arte somma della negoziazione simulando tensioni e inventando compromessi.

Benvenuti al «Change the World Model United Nations Emirates», il laboratorio formativo organizzato dall’Associazione Diplomatici che, unico nel suo genere, ha ricevuto l’ok a tenersi una volta l’anno nel quartier generale dell’Onu. New York dunque, ma chi manca quella simulazione può candidarsi a Roma, Barcellona, Bruxelles e Abu Dhabi. La formula è la stessa, tre giorni di full immersion nelle dinamiche geopolitiche che giocano (sul serio) a minacciare o scongiurare guerre.
È ancora l’eco sessantottina del mondo salvato dai ragazzini? Salvato magari no, ma salvabile forse sì. Perché a incrociare nei break questi studenti pakistani, indiani, arabi, spagnoli e italiani, con le emiratine che arrivano velate fino ai piedi e poi si rilassano ragionando di Siria insieme ai coetanei, viene da pensare che con tutti i suoi limiti l’idea delle Nazioni Unite resti il timone meno improbabile per navigare nel mondo grande e terribile. Specie se affidato ai più giovani.

La simulazione è più che verosimile. Prima di partire gli studenti trascorrono quattro mesi a studiare le crisi in corso e a calarsi nel Paese assegnato loro. Poi interpretano la parte, bisticciano, mediano. C’è la 23enne Lorenza Tartaglia che rappresenta la Malesia al Security Council e pur dovendo difendere la sua alleanza con i sauditi entra in crisi quando giunge la notizia dell’ennesimo bombardamento sui civili in Yemen. C’è la liceale palestinese Leyan el Saadi che all’Assemblea Generale veste i panni della Germania e auspica un soggiorno limitato per i profughi onde evitare scontri culturali. C’è il 13enne bengalese Aain Bajwa, deciso a difendere le ragioni del suo Cile facendo pressione per un resettlement dei rifugiati finanziato dall’Onu, e c’è Alessandro Pannozzo, 19 anni, universitario romano e sviluppatore di app, che spiega con la realpolitik la sua alleanza di kazako con la Cina.

Tutti diplomatici in erba? Non necessariamente. Leonardo Chiaria, 16 anni, detesta l’antipolitica e vorrebbe diventare senatore. La 13enne danese Dimitra Fulke s’immagina dottore. L’universitario Nelson Mallé Ndoye, uno degli italiani che è qui con una borsa di studio, vorrebbe fare teatro. Il Cwmun apre la testa, spiega il 14enne milanese Francesco Ciccardi: «Questo corso è un regalo di mia madre che ha investito su di me. Imparo, capisco, cresco».

E pensare che tutto è iniziato nel 2000, quando Claudio Corbino ha fondato l’Associazione Diplomatici e si è inventato questo laboratorio. «Il primo anno portai al Palazzo di Vetro 45 studenti, a oggi, senza sponsor pubblici né privati, ne abbiamo mobilitati 20 mila e l’Onu ci guarda con serietà» racconta schizzando da una sessione all’altra. La scorsa primavera la sua struttura, che nel frattempo ha assunto 87 ex partecipanti al corso, ha ottenuto lo status di osservatore permanente all’Ecosoc, il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite.
«Piccoli diplomatici crescono», scherza Antonio Volpe, professore di storia al liceo Virgilio di Meta. È uno degli accompagnatori: ha formato i ragazzi che ora formano lui.

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Diario CWMUN Emirates 2016

11 novembre

I ragazzi si sono divisi nelle varie aule e hanno simulato per tutto il giorno i lavori dell’Assemblea Generale, del Consiglio di Sicurezza, dell’Ecosoc (Economic and Social Council) parlando della risposta umanitaria da dare alla crisi dei rifugiati, dei conflitti in Siria, Yemen e Libia, del ruolo delle ONG in queste aree, della radicalizzazione dei più giovani, delle categorie più vulnerabili.

Nelle foto e nei brevi video che seguono ecco le espressioni, le aspettative e le motivazioni che uniscono tutti questi ragazzi che studiano e lavorano per rappresentare la classe dirigente di domani.

 

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10 Novembre 2016

La diplomazia è l’architettura del mondo nuovo. Lo ha detto l’ambasciatore italiano ad Abu Dhabi Liborio Stellino nel suo intervento che ha aperto la terza edizione del CWMUN Emirates 2016. Circa trecento ragazzi, il 40 per cento in più dello scorso anno, provenienti da Italia, Spagna, Pakistan, Egitto, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Giordania, Francia (tanto per citare i Paesi più rappresentati) hanno affollato fin dal mattino i viali del bellissimo campus della New York University che ospita la conferenza. All’inaugurazione sono intervenuti il presidente dell’ Associazione Dplomatici Claudio Corbino, il presidente dell’International board Salvatore Carrubba, il Goodwill Ambassador e Campione del mondo di calcio 1982 Marco Tardelli, il Presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia Claudio Zucchelli.
Studenti ed advisors insieme alla NYU per la cerimonia di apertura del CWMUN Emirates 2016

Studenti ed advisors insieme alla NYU di Abu Dhabi  per la cerimonia di apertura del CWMUN Emirates 2016

S.E. l'ambasciatore Liborio Stellino inaugura la terza edizione del CWMUN Emirates

S.E. l’ambasciatore Liborio Stellino inaugura la terza edizione del CWMUN Emirates

9 Novembre 2016

Ci siamo, si comincia. Venerdì pomeriggio nell’auditorium della New York University di Abu Dhabi comincia la terza edizione del CWMUN Emirates. Dopo il grande successo di iscrizioni per Emirates che ha fatto registrare il + 30 per cento di partecipazione rispetto all’anno scorso e dopo la chiusura dei corsi di formazione che si sono tenuti presso le varie sedi di Diplomatici, finalmente si parte. I lavori del Change the World Model UN Emirates si svolgeranno nel nuovissimo e bellissimo campus della prestigiosa New York University di Abu Dhabi e dureranno fino al 12 novembre.

Il focus del dibattito sarà dedicato agli equilibri in Medio Oriente. Nei giorni scorsi il Ministero degli Esteri ha concesso il patrocinio dell’evento, e tutto è ormai pronto per la cerimonia di apertura della conferenza di venerdì. Interverrà l’ambasciatore italiano ad Abu Dhabi Liborio Stellino, il presidente e fondatore di Diplomatici Claudio Corbino, il Presidente dell’International Board ed ex direttore del Sole 24 ore Salvatore Carrubba e il Goodwill Ambassador della nostra Associazione Marco Tardelli, indimenticabile campione del mondo di calcio che parlerà ai ragazzi proprio dei valori dello sport e del “fare squadra”. Dal 13 al 16 ci si sposterà tutti a Dubai per conoscere e ammirare una realtà economica e produttiva molto particolare del Golfo.

Due giorni ad Abu Dhabi per capire come funzionano le Nazioni Unite

INTERNAZIONALE

Bianca ha 13 anni e frequenta il liceo scientifico Leone XIII di Milano. Da grande vuole fare la pediatra. Rahzadie ha 15 anni, è nata in Australia da genitori colombiani. Frequenta la Cranleigh school di Abu Dhabi e vuole diventare una giornalista esperta di questioni umanitarie.

Anche Felix è un australiano trapiantato ad Abu Dhabi con la famiglia. Ha 13 anni e gli occhialetti tondi lo fanno somigliare a Harry Potter. Da grande vuole fare il diplomatico ed entrare in politica, ma vuole anche diventare giocatore di cricket e di basket. Oggi è molto impegnato a delineare la strategia diplomatica che il Venezuela deve tenere al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Un compito molto complesso perché, come spiega lui con serietà, “il paese si trova in una situazione critica e deve cercare di restare il più possibile neutrale”.

Bianca, Rahzadie e Felix fanno parte dei 180 giovani tra i 14 e i 26 anni di varie nazionalità che a novembre hanno partecipato al progetto Change the world model United Nations, organizzato dall’associazione italiana Diplomatici in collaborazione con la New York University di Abu Dhabi.

Due giorni in cui i ragazzi riproducono il funzionamento degli organi delle Nazioni Unite. Ognuno di loro rappresenta un paese e cerca di promuovere le sue istanze e i suoi interessi sullo scacchiere internazionale. Discutono di sicurezza informatica, di potenza nucleare, ma anche del conflitto siriano, dell’affermazione del gruppo Stato islamico, del ruolo della diplomazia globale, propongono mozioni, prendono la parola, votano risoluzioni.

Fuori delle aule climatizzate e oltre le mura del campus di 450mila metri quadrati della New York University, inaugurato nel maggio del 2014 dopo quattro anni di lavori, si stende il deserto.

La zona di Saadiyat Island, dove sorge il campus, si trova lungo la costa appena fuori Abu Dhabi. In lontananza si scorgono i profili dei grattacieli che arrivano fino al lungomare della città e intorno ai ventuno edifici che compongono il campus è pieno di cantieri, gru, camion che trasportano materiali.

Il governo ci tiene molto a rispettare la scadenza del 2020 fissata nell’ambito di un progetto da quasi 25 miliardi di euro per trasformare questo lembo di deserto in un complesso commerciale, residenziale e ricreativo dove dovrebbero essere costruite anche le sedi dei musei del Louvre e il Guggenheim. Per ora la strada che arriva al campus finisce contro un muro e torna indietro.

L’inaugurazione in pompa magna dell’università, cui ha partecipato anche l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, e l’iscrizione per l’anno accademico 2015-2016 di oltre novecento studenti di più di cento paesi del mondo hanno cercato di mettere a tacere le polemiche scoppiate dopo le inchieste del New York Times e del Guardian sulle dure condizioni di vita degli operai impiegati nella costruzione del campus.

I ragazzi che hanno partecipato al progetto Change the world model United Nations ad Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, novembre 2015. – Francesca Gnetti I ragazzi che hanno partecipato al progetto Change the world model United Nations ad Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, novembre 2015. (Francesca Gnetti)
Anche se il paese ospite non è un campione di apertura al dialogo culturale e di rispetto dei diritti umani, i ragazzi che partecipano al programma Change the world parlano di questioni spinose e delicate senza censure e nel rispetto reciproco.

Ragazze di Abu Dhabi con il capo coperto siedono accanto alle loro coetanee di Catania in minigonna, perché, come sostiene Morgan Whitfield, insegnante di storia e geografia alla Cranleigh school di Abu Dhabi, “i ragazzi nel profondo sono tutti uguali, ci sono più analogie che differenze”. Durante il laboratorio formativo i ragazzi si confrontano e acquisiscono quelle soft skill, come la capacità di parlare in pubblico, di lavorare in gruppo e di esprimersi in una lingua straniera, che troppo spesso restano fuori di programmi scolastici.

Ma soprattutto “imparano il rispetto per gli altri, il rispetto per le culture diverse dalla propria”, spiega Claudio Corbino, presidente dell’associazione Diplomatici e fondatore nel 2011 del progetto Change the world, che a marzo porterà per il quinto anno di seguito circa duemila ragazzi al palazzo di vetro delle Nazioni Unite a New York.

Un progetto “nato per sbaglio”, come dice Corbino che nel 2000 era uno studente di giurisprudenza all’università di Catania e per caso ha partecipato a New York a un Model United Nation, una conferenza in cui sono simulate le assemblee dell’Onu. “Una volta arrivato lì mi sono accorto che era un mondo fantastico, un vero laboratorio delle scienze umane”.

Così, rientrato in Italia, Corbino ha deciso di creare un’associazione in grado di far precedere la partecipazione all’evento di New York da una formazione che unisse i contenuti alle capacità relazionali. Dopo dieci anni è nato il progetto Change the world, attraverso il quale l’associazione ha cominciato a organizzare un proprio evento a New York e, negli anni successivi, anche a Bruxelles, a Roma, ad Abu Dhabi e a Barcellona.

Abbracciare il mondo intero

Negli anni hanno partecipato migliaia di ragazzi da tutto il mondo. Il contatto con loro porta Corbino a definirli “una generazione di ragazzi con le palle”. Si tratta di una generazione “totalmente post ideologica, non gliene frega niente di aderire a una verità precostituita. È una generazione molto pratica, che vuole la concretezza, e che purtroppo è anche cinica, perché mancano i grandi ideali di riferimento, ma la colpa è nostra che non siamo più capaci di trasmetterglieli”, prosegue Corbino.

Anche Marina Novelli, preside del liceo scientifico Vitruvio Pollione di Avezzano, che ha accompagnato nove studenti ad Abu Dhabi, pensa che il cambiamento dei ragazzi ponga una sfida continua alla scuola, che a volte non è in grado di rispondere in modo adeguato. “Per questo motivo Change the world è utile al livello educativo, è importante per sollecitare degli interessi che poi sono coltivati in futuro. Consente ai ragazzi di ampliare i loro orizzonti e di abbracciare il mondo intero”, spiega Novelli.

“Ciò che è diverso attrae e qui c’è una grande sete di conoscenza”, commenta Salvatore, che ha vent’anni, studia giurisprudenza a Catanzaro e insieme al suo collega Giuseppe, di 19 anni, fa parte della commissione di peacebuilding. “È bello poter parlare con ragazzi che vengono da paesi diversi e farmi spiegare come vivono, qual è la loro religione e la loro cultura”.

Nell’aula del consiglio di sicurezza si sta discutendo dell’intervento delle Nazioni Unite in Siria. I delegati prendono la parola a favore e contro l’intervento, presentano emendamenti e li votano. Felix ascolta concentrato le opinioni degli altri ma alla fine si oppone alla risoluzione perché, spiega “non risolverebbe i problemi e si tornerebbe al punto di partenza”.

Emma, statunitense di 14 anni che da grande vuole fare la chef, invece è favorevole e il paese che rappresenta, la Spagna, sta cercando di creare un summit promuovere il dialogo tra paesi con posizioni divergenti. Alla fine la risoluzione passa. Gabriele, 18 anni di Catania e rappresentante della Malesia, è molto soddisfatto. Ha vinto la diplomazia. E i ragazzi escono dall’aula parlottando tra loro, i fogli degli appunti appallottolati in mano, lo zainetto in spalla.

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Due giorni ad Abu Dhabi per capire come funzionano le Nazioni Unite

INTERNAZIONALE

apparso il 6 Dicembre 2015 – di Francesca Gnetti

Bianca ha 13 anni e frequenta il liceo scientifico Leone XIII di Milano. Da grande vuole fare la pediatra. Rahzadie ha 15 anni, è nata in Australia da genitori colombiani. Frequenta la Cranleigh school di Abu Dhabi e vuole diventare una giornalista esperta di questioni umanitarie.

Anche Felix è un australiano trapiantato ad Abu Dhabi con la famiglia. Ha 13 anni e gli occhialetti tondi lo fanno somigliare a Harry Potter. Da grande vuole fare il diplomatico ed entrare in politica, ma vuole anche diventare giocatore di cricket e di basket. Oggi è molto impegnato a delineare la strategia diplomatica che il Venezuela deve tenere al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Un compito molto complesso perché, come spiega lui con serietà, “il paese si trova in una situazione critica e deve cercare di restare il più possibile neutrale”.

Bianca, Rahzadie e Felix fanno parte dei 180 giovani tra i 14 e i 26 anni di varie nazionalità che a novembre hanno partecipato al progetto Change the world model United Nations, organizzato dall’associazione italiana Diplomatici in collaborazione con la New York University di Abu Dhabi.

Due giorni in cui i ragazzi riproducono il funzionamento degli organi delle Nazioni Unite. Ognuno di loro rappresenta un paese e cerca di promuovere le sue istanze e i suoi interessi sullo scacchiere internazionale. Discutono di sicurezza informatica, di potenza nucleare, ma anche del conflitto siriano, dell’affermazione del gruppo Stato islamico, del ruolo della diplomazia globale, propongono mozioni, prendono la parola, votano risoluzioni.

 

Per ora la strada che arriva al campus finisce contro un muro e torna indietro

Fuori delle aule climatizzate e oltre le mura del campus di 450mila metri quadrati della New York University, inaugurato nel maggio del 2014 dopo quattro anni di lavori, si stende il deserto.

La zona di Saadiyat Island, dove sorge il campus, si trova lungo la costa appena fuori Abu Dhabi. In lontananza si scorgono i profili dei grattacieli che arrivano fino al lungomare della città e intorno ai ventuno edifici che compongono il campus è pieno di cantieri, gru, camion che trasportano materiali.

Il governo ci tiene molto a rispettare la scadenza del 2020 fissata nell’ambito di un progetto da quasi 25 miliardi di euro per trasformare questo lembo di deserto in un complesso commerciale, residenziale e ricreativo dove dovrebbero essere costruite anche le sedi dei musei del Louvre e il Guggenheim. Per ora la strada che arriva al campus finisce contro un muro e torna indietro.

L’inaugurazione in pompa magna dell’università, cui ha partecipato anche l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, e l’iscrizione per l’anno accademico 2015-2016 di oltre novecento studenti di più di cento paesi del mondo hanno cercato di mettere a tacere le polemiche scoppiate dopo le inchieste del New York Times e del Guardian sulle dure condizioni di vita degli operai impiegati nella costruzione del campus.

Anche se il paese ospite non è un campione di apertura al dialogo culturale e di rispetto dei diritti umani, i ragazzi che partecipano al programma Change the world parlano di questioni spinose e delicate senza censure e nel rispetto reciproco.

Ragazze di Abu Dhabi con il capo coperto siedono accanto alle loro coetanee di Catania in minigonna, perché, come sostiene Morgan Whitfield, insegnante di storia e geografia alla Cranleigh school di Abu Dhabi, “i ragazzi nel profondo sono tutti uguali, ci sono più analogie che differenze”. Durante il laboratorio formativo i ragazzi si confrontano e acquisiscono quelle soft skill, come la capacità di parlare in pubblico, di lavorare in gruppo e di esprimersi in una lingua straniera, che troppo spesso restano fuori di programmi scolastici.

 

È una generazione molto pratica, che vuole la concretezza, e che purtroppo è anche cinica

Ma soprattutto “imparano il rispetto per gli altri, il rispetto per le culture diverse dalla propria”, spiega Claudio Corbino, presidente dell’associazione Diplomatici e fondatore nel 2011 del progetto Change the world, che a marzo porterà per il quinto anno di seguito circa duemila ragazzi al palazzo di vetro delle Nazioni Unite a New York.

Un progetto “nato per sbaglio”, come dice Corbino che nel 2000 era uno studente di giurisprudenza all’università di Catania e per caso ha partecipato a New York a un Model United Nation, una conferenza in cui sono simulate le assemblee dell’Onu. “Una volta arrivato lì mi sono accorto che era un mondo fantastico, un vero laboratorio delle scienze umane”.

Così, rientrato in Italia, Corbino ha deciso di creare un’associazione in grado di far precedere la partecipazione all’evento di New York da una formazione che unisse i contenuti alle capacità relazionali. Dopo dieci anni è nato il progetto Change the world, attraverso il quale l’associazione ha cominciato a organizzare un proprio evento a New York e, negli anni successivi, anche a Bruxelles, a Roma, ad Abu Dhabi e a Barcellona.

Abbracciare il mondo intero

Negli anni hanno partecipato migliaia di ragazzi da tutto il mondo. Il contatto con loro porta Corbino a definirli “una generazione di ragazzi con le palle”. Si tratta di una generazione “totalmente post ideologica, non gliene frega niente di aderire a una verità precostituita. È una generazione molto pratica, che vuole la concretezza, e che purtroppo è anche cinica, perché mancano i grandi ideali di riferimento, ma la colpa è nostra che non siamo più capaci di trasmetterglieli”, prosegue Corbino.

Anche Marina Novelli, preside del liceo scientifico Vitruvio Pollione di Avezzano, che ha accompagnato nove studenti ad Abu Dhabi, pensa che il cambiamento dei ragazzi ponga una sfida continua alla scuola, che a volte non è in grado di rispondere in modo adeguato. “Per questo motivo Change the world è utile al livello educativo, è importante per sollecitare degli interessi che poi sono coltivati in futuro. Consente ai ragazzi di ampliare i loro orizzonti e di abbracciare il mondo intero”, spiega Novelli.

 

Nell’aula del consiglio di sicurezza si sta discutendo dell’intervento delle Nazioni Unite in Siria

“Ciò che è diverso attrae e qui c’è una grande sete di conoscenza”, commenta Salvatore, che ha vent’anni, studia giurisprudenza a Catanzaro e insieme al suo collega Giuseppe, di 19 anni, fa parte della commissione di peacebuilding. “È bello poter parlare con ragazzi che vengono da paesi diversi e farmi spiegare come vivono, qual è la loro religione e la loro cultura”.

Nell’aula del consiglio di sicurezza si sta discutendo dell’intervento delle Nazioni Unite in Siria. I delegati prendono la parola a favore e contro l’intervento, presentano emendamenti e li votano. Felix ascolta concentrato le opinioni degli altri ma alla fine si oppone alla risoluzione perché, spiega “non risolverebbe i problemi e si tornerebbe al punto di partenza”.

Emma, statunitense di 14 anni che da grande vuole fare la chef, invece è favorevole e il paese che rappresenta, la Spagna, sta cercando di creare un summit promuovere il dialogo tra paesi con posizioni divergenti. Alla fine la risoluzione passa. Gabriele, 18 anni di Catania e rappresentante della Malesia, è molto soddisfatto. Ha vinto la diplomazia. E i ragazzi escono dall’aula parlottando tra loro, i fogli degli appunti appallottolati in mano, lo zainetto in spalla.

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Un mondo di 1.600 studenti diplomatici, 700 italiani, partecipa alla IV edizione di Change the World in corso al Palazzo di Vetro

Oggi a new york

Il prossimo anno Change the World Model UN auspica di poter contare sulla partecipazione dei rappresentanti di tutti gli Stati aderenti alle Nazioni Unite dove ieri si è svolta la cerimonia di apertura della quarta edizione che vede la partecipazione di 1.600 giovani provenienti da 92 stati.
Riuniti nella storica sala dell’Assemblea Generale del Palazzo di Vetro, fino al 25 prossimo gli studenti lavorano in qualità di ambasciatori all’Onu degli Stati membri, nonché di premier e ministri nelle simulazioni di G8. G20, World Bank e Fondo Monetario Internazionale.

L’evento Change the World è tra i più prestigiosi al Palazzo di Vetro per la partecipazione di ospiti di primissimo piano della diplomazia mondiale. E’ l’occasione in cui i giovani possono confrontarsi con i leader e affermare le proprie idee per lo sviluppo sostenibile del pianeta, fondato sui valori della democrazia e della tolleranza, oltre ad aspirare a diventare leader del domani.
Piu’ che mai attuali gli argomenti specifici al centro della conferenza di Change the World 2015: diritti umani, risorse idriche, energia e sicurezza; temi questi che sono la base del messaggio lanciato da Milano Expo che apre il primo maggio.

Per dare il saluto di benvenuto agli aspiranti ambasciatori sono saliti sul podio l’ambasciatore presso l’Onu Sebastiano Cardi, Claudio Corbino fondatore dell’Associazione Diplomatici, l’inviato speciale del Segretario Generale per la Gioventù Ahmad Alhendarwi, l’alto rappresentante dell’Onu per Alliance of Civilizations Abdulaziz Al-Nasser, la co-fondatrice della San Patrignano Foundation Letizia Moratti e tra gli ospiti il campione del calcio Marco Tardelli.
“È un anno importante, perché questo è anche l’anno di verifica dei gol del millennio. È un anno – ha sottolineato Moratti – nel quale si fa il punto sul raggiungimento degli obiettivi del millennio e tra questi i temi della povertà, della fame, della scarsità di risorse idriche, della malnutrizione. Il 2015 è un anno importante per le Nazioni Unite, le sue agenzie e per tutti i governi”. Letizia Moratti ha invitato i giovani a riflettere. “Partendo da alcune considerazioni. La prima è che ci sono più di 800 milioni di persone che soffrono la fame, ci sono più di due milioni di bambini che muoiono ogni anno per malnutrizione e c’è un tema che riguarda anche le donne. Lavorano tre quarti delle ore lavorative nel mondo, ma guadagnano il dieci per cento del profitto mondiale.
Lo ha ribadito, mettendo in evidenza il ruolo della donna.
“Il mio stimolo ai giovani è quello di ragionare sull’importanza di ridurre gli sprechi di cibo, lavorare per cui nel mondo ci sia una migliore distribuzione del cibo e ragionare sulla opportunità di dare più responsabilità alle donne, perché grazie alle donne molti dei problemi legati al cibo possono essere risolti” ha aggiunto Moratti.
Palrando di Milano Expo 2015, Letizia Moratti ha detto che “gli italiani sono sempre bravi a recuperare anche nelle situazioni più difficili”. “L’Italia ha una quantità di risorse naturali, paesaggistiche che possono attrarre anche aldilà di Expo e credo – ha sottolineato – che la possibilità di dibattere un tema così importante possa far si che Expo diventi un volano di crescita, di sviluppo e di occupazione, ma soprattutto anche di riflessione su temi così importanti”.

Il fondatore dei Diplomatici, Claudio Corbino ha sostenuto che al quarto anno di Change the World si può parlare di riscontri. “Il primo è una accentuazione della volontà dei ragazzi di andare a conseguire il titolo finale distudio all estero. Questo da italiano naturalmente mi dispiace – ha detto Corbino -, vorrei che l’Italia fosse in grado di attrarre cervelli e speranze. Invece, in questa fase purtroppo altri paesi risultano più attrattivi. La nostra speranza è quella di riuscire a mantenere il flusso di attività con i ragazzi”.
I presenti alla IV edizione sono 1.600 di cui 700 italiani, gli altri provenienti da 92 Paesi del mondo, con un forte incremento che Corbino ha attribuito all’attenzione che le istituzioni italiane e internazionali hanno saputo rivolgere a questo evento. Per l’anno prossimo, ha spiegato il fondatore, vuole promettere all’ambasciatore Cardi di riuscire a portare alle Nazioni Unite almeno uno studente per tutti i 193 Paesi membri dell’Onu.

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Tardelli all’Onu per parlare di lealtà, correttezza, lotta al razzismo

TUTTO JUVE.COM

Marco Tardelli finisce all’Onu. Il campione del Mondo di Spagna ’82, infatti, venerdì 20 marzo al Palazzo di Vetro di New York parlerà davanti a duemila studenti provenienti da cinque continenti di lealtà, correttezza in campo, lotta al doping e al razzismo. E’ stato invitato negli Stati Uniti dall’associazione “Diplomatici” guidata dal presidente Claudio Corbino. Ad ascoltarlo gli aspiranti ambasciatori di domani: giovani tra i 16 e i 25 anni che vogliono cambiare il mondo, “Change the world”, come recita lo slogan della loro settimana di studio nel cuore del Palazzo più importante del mondo. Ecco le sue parole sull’esperienza che si accinge a vivere. “In campo sapevo cosa fare, alle Nazioni Unite sarà tutto più difficile,ma spero di superare l’esame. Certo, per un italiano – ha ammesso – è ancora più difficile parlare di lealtà e correttezza, sport giovanile, razzismo: sono mali che affliggono pesantemente il nostro calcio. Ma spero che i ragazzi recepiscano il mio grande amore per lo sport e la voglia di cambiarlo perché ritorni finalmente quello spettacolo che 33 anni fa portò la nostra Nazionale – ha concluso – a sorprendere il mondo e a trionfare in Spagna“.

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Item Nuoto Catania: due giovanissimi atleti all’ONU

Globus Magazine

L’Item Nuoto Catania sempre più in primo piano non solo nell’attività sportiva ma anche nella società civile, con l’obiettivo di contribuire alla formazione culturale ed umana dei propri atleti. Grazie al proficuo accordo di collaborazione tra l’associazione Diplomatici e l’Item Nuoto Catania, due giovanissimi ragazzi del vivaio rossazzurro, Matteo Finocchiaro e Cesare Paderni, entrambi under 15 e meritevoli sia dal punto di vista sportivo che scolastico, avranno la possibilità di godere di due borse di studio per prendere parte al “Change the World Model United Nations”, in programma dal 19 al 25 marzo nella sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York.
L’associazione Diplomatici, nata a Catania e oggi presente in tutta Italia ed in alcuni paesi Europei ed Extraeuropei, è il primo ente italiano ad aver preso parte ad un Model UN ed è l’unico ente non americano organizzatore di una conferenza Model United Nations a New York City.

I due giovani atleti rossazzurri grazie a questa esperienza potranno misurarsi, questa volta attraverso il dialogo e il confronto, con oltre 1.500 studenti provenienti da ogni parte del mondo. Vivranno la straordinaria possibilità di assistere alla prestigiosa cerimonia d’apertura presso il palazzo di vetro dell’ONU, momento al quale prenderanno parte come ospiti e speakers personalità di altissimo rilievo istituzionale nazionale ed internazionale quali, tra gli altri, S.E. Ambasciatore Sebastiano Cardi – Rappresentante Permanente del nostro paese alle Nazioni Unite -, la Dott.ssa Letizia Moratti, il Prof. Salvatore Carrubba – già direttore del Sole 24 Ore -, il Prof. Lucio Caracciolo – direttore di Limes -, Ahmad Alhendawi – United Nations Secretary-General’s Envoy on Youth -, ed il campione del mondo con la Nazionale di calcio dell’Italia nel 1982, Marco Tardelli.

La partecipazione degli studenti avverrà attraverso un percorso di simulazione che li condurrà a vestire i panni di ambasciatori di uno degli Stati membri dell’ONU, durante una sessione di lavori dell’Assemblea Generale, del Consiglio di Sicurezza e dell’ECOSOC, e a dare vita alla riproduzione di meccanismi governativi quali il G20, G8, il Board della Banca Mondiale e il Board del Fondo Monetario Internazionale.
La prestigiosa esperienza in occasione del forum di New York costituirà, per i due giovani atleti dell’Item Nuoto Catania, la tappa finale di uno specifico percorso formativo organizzato dall’associazione Diplomatici, allo scopo di approfondire le conoscenze degli studenti sulla struttura e sulla storia delle Nazioni Unite e di comprendere gli strumenti utili all’attività di simulazione.

Il tema principale della conferenza “Change the World Model United Nations 2015” sarà “Diritti umani, risorse idriche, energia e sicurezza del cibo”, in relazione ai temi trattati nel prossimo Expo 2015.
“Questo percorso rappresenta uno dei tanti che l’associazione Diplomatici porta avanti sulla base del metodo didattico del “learning by doing” – afferma il vicepresidente dell’associazione Diplomatici, dott. Fabio Bonanno – metodologia che facilita lo sviluppo nei giovani studenti che prendono parte alle nostre iniziative, di competenze quali il “problem solving”, l’attitudine al parlare in pubblico, il confrontarsi con culture diverse da quella di provenienza, aprendo loro una dimensione internazionale ed essendo di conseguenza competitivi nel mondo del lavoro globale che dovrà vederli presto attori principali. Per valorizzare il talento delle nuove generazioni della città di Catania abbiamo scelto la Nuoto Catania, che rappresenta un’eccellenza etnea non solo in ambito sportivo, dando a due giovani pallanotisti meritevoli due borse di studio che permetteranno loro di vivere un’esperienza che siamo certi lascerà il segno”.
“E’ un grande onore per noi avere una partnership con un’associazione seria e conosciuta a livello internazionale come i Diplomatici – dichiara il presidente dell’Item Nuoto Catania, Mario Torrisi –. Quando il presidente dell’associazione Diplomatici, Claudio Corbino, ha accolto il mio invito a sostenere la Nuoto Catania abbiamo pensato di mettere insieme formazione e sport dato che entrambe concorrono a far crescere bene ed educare gli uomini del futuro. Mi auguro che la collaborazione con i Diplomatici possa rafforzarsi e proseguire negli anni con risultati sempre più prestigiosi”.

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Diplomacy in action at CWMUN 2014

Lycée Français de New York LIFE BLOG

di Arthur Plaza – Head of the History, Geography & Economics Department

Besides the awards, the LFNY participants at Model UN this year learned what it takes to persuade people and pass resolutions. The 18 Y9 and Y10 students came out with a lot of enthusiasm from their experience, working alongside 1500 other high school and college students from 14 different countries. During this annual event sponsored by the UN, students learn to confront a range of topics with the perspective of their assigned country or organization. Through these experiences – during preparation, in committee sessions, and even in hallway caucuses – students develop an appreciation of differing viewpoints, experience the challenges of negotiation, see the rewards of cooperation, broaden their world view, and discover the human side of international relations and diplomacy.

P1040821The LFNY Model UN team in front if the international organization’s General Assembly on March 23, 2014.
In preparation of this year’s Change the World Model United Nations (CWMUN) conference, moderator and LFNY history teacher Carine Gibert invited a trainer from Associazione Diplomatici, which sponsors the conference, to address students at the Lycée. In addition, a journalist from United Nations radio, Stephanie Coutrix, met students prior to the conference to explain the role of media at the UN.
This preparation paid handsome rewards when the Lycée Français’s MUN Team participated in the CWMUN Conference for the second year from March 21-23, 2014. Our 18 students in Y9 and Y10 represented the school proudly alongside 1500 other high school and college students. A total of 122 high schools sent delegations from 14 countries to attend the conference held at the UN General Assembly Hall and in the Grand Hyatt Hotel.
“Not just words on a homework assignment”
Students simulated the functions of the UN General Assembly, Security Council, Economic and Social Council, and Committee on Science and Technology for Development. They studied issues such as urbanization and development, women and development, technology in the Arab Spring, and security in space. “Model UN gave me the opportunity to actually feel and address world issues with my own voice“, said Phenix K, one of the participants, “in a classroom, world issues only seem to be …words written on a homework assignment, but here at Model UN, I finally came to realize that all global issues apply to everyone and not just to those broadcasted on television.”
The Lycée was recognized with several awards for its participants. Javier E. and Michèle M. garnered awards for their position papers submitted in advance of the conference. Tara S. and Emile W. (Australia) and Celine B. and Rhéa K. (Rwanda) received honorable mention for their simulation of their respective country’s delegation. “The most memorable moment of this conference was probably when our resolution was passed“, said Rhéa, “Our topic, the role of technology in the Arab Spring, is very controversial. After a lot of debating, persuading, and hard work, our coalition not only managed to get our points across, but we wrote the resolution with the most approvals and signatories.”
Representing Australia on the UN Security Council, Javier E. was attributed an award of excellence for his simulation. He was also recognized by his fellow delegates for distinction. “There were three kinds of people: those who were prepared and harassed you with quotes and documents; those who weren’t prepared but could still pull it off and adapt to circumstances; and those who were not prepared and simply sat in the back saying nothing. So unless you are very prepared, you better be of the kind that adapts”, said Javier after the conference.
All the participants benefited from the learning experience of collaborating with international students to formulate resolutions and forge coalitions in response to problems facing the world today. LFNY Secondary students also participated earlier this year in another simulation event at Harvard.

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Da Gallarate a New York: una settimana da ambasciatori

Varese News

Luca ha ancora l’aria entusiasta di chi ha vissuto un’esperienza unica. In effetti, partire per New York per simulare l’attività delle Nazioni Unite non capita tutti i giorni. Invece, Luca Colombo, assieme a Laura Ballabio, studenti della IV liceo linguistico Gadda Rosselli di Gallarate, è volato nella Grande Mela per discutere, confrontarsi, capire e giudicare insieme a ragazzi di altre parti del mondo per il “Change the World Model United Nations”. «Ho capito che cosa voglio fare nella vita – afferma Luca – il diplomatico o il giornalista. Incontrare, parlare, ascoltare, mediare, cercare soluzioni sono ambiti che mi appassionano. Inoltre, vivrò in Argentina. Senza alcun dubbio!».
Abituato a viaggiare con la famiglia, Luca si vede con la valigia in mano: « Sin da piccolo bofonchiavo parole simil inglese per darmi un’area internazionale. Lo sento: quella è la mia via…».
Tanto è stato l’impegno, che lo studente di Gallarate si è meritato una delle cinque menzioni come miglior delegato: « È accaduto a Roma, nella fase preparatoria che abbiamo vissuto alla FAO. Io rappresentavo la Sierra Leone in un tavolo dove si discuteva di “micro finanze in rapporto all’agricoltura”. Ognuno di noi era preparato sull’economia del paese che rappresentava. Dovevamo simulare una vera trattativa cercando di mediare ma tenendo fede alla linea politica dello stato rappresentato. Essere in queste grandi organizzazioni ti permette di conoscere e valutare ogni aspetto ma, al momento della decisione, uno non può scostarsi dal sentire del paese che rappresenta».
In sette giorni a New York, Luca e Laura hanno conosciuto molti ragazzi dei 1200 presenti: « I coetanei del centro e sud America sono, più o meno, come noi. Completamente diversi, senza formalismi, sono invece i ragazzi americani. Quelli asiatici, che pur non ho conosciuto bene, mi sono sembrati molto precisi e attenti. Abbiamo lavorato su un tema difficile ma molto attuale: “donne e sviluppo in relazione alle nuove tecnologie” dove io e Laura rappresentavamo Santa Lucia».
Oltre alle discussioni e alle trattative, i ragazzi hanno anche visitato i luoghi dove si discutono le strategie mondiali: « Siamo stati al Palazzo di vetro e abbiamo ascoltato l’intervento in Assemblea generale di Moratti che rappresentava la comunità di San Patrignano e si è soffermata sui rischi della social generation sempre connessa ma poco capace di relazionarsi».
Quindi Luca è già con la valigia pronta: « L’Italia mi piace, ci vivo bene. Ma l’Argentina è il mio sogno».
E Laura? Laura è già ripartita, destinazione Germania per una settimana di scambio. Al linguistico gallaratese

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