Tania Cagnotto e Bebe Vio all’Onu: “Ragazzi, mai arrendersi”

La Gazzetta dello Sport

apparso il 18 Marzo 2017 – di Massimo Lopes Pegna

L’esperienza della tuffatrice olimpica e della schermitrice paralimpica raccontata agli studenti, presente Tardelli. Tra urli a confronto…

NEW YORK – L’applauso più potente è per Bebe Vio e Tania Cagnotto. Neppure Marco Tardelli provoca lo stesso boato. Ma il pubblico raccolto nell’anfiteatro dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è giovanissimo: circa 2200 studenti (di cui 1050 dall’Italia, il resto da oltre 90 Paesi) dai 13 ai 20 anni. «Con questi ragazzi parlo un linguaggio identico, qui posso dire anche le parolacce», sorride Bebe entusiasta per la nuova esperienza. «Sono stata alla Casa Bianca, selfie con Obama, poi il Papa, adesso qui: mi manca giusto la Regina Elisabetta…».

MILLENIALS L’iniziativa, arrivata al 7° anno, è della Ong Diplomatici e del suo presidente e fondatore, Claudio Corbino. In 3 giorni questi studenti provenienti da 400 scuole apprenderanno come funzionano le Nazioni Unite con il sistema del «Learning by doing», come in un gioco di simulazione: «I ragazzi non si limitano ad ascoltare quello che dicono i grandi maestri, ma mettono in pratica attraverso l’esercizio delle risoluzioni Onu quello che hanno imparato. Comprenderanno che, nonostante le loro diversità, il sogno è per tutti lo stesso», spiega Corbino. L’idea di chiamare Bebe e Tania l’ha avuta Tardelli, Goodwill Ambassador dell’associazione: «Le ho scelte perché hanno dimostrato che è fondamentale non mollare mai».

SOGNARE — E’ proprio ciò che spiegano ai «millennials», assiepati sulle tribune più celebri del mondo, Bebe e Tania forti dei loro successi sportivi e non solo. «L’importante è avere una passione e un traguardo da tagliare, non necessariamente sportivo», dice la Cagnotto che dopo aver perso per un soffio la medaglia a Londra 2012, non ha mollato e ha raggiunto il suo obiettivo a Rio 2016. Spiega Bebe: «Dovete sognare, come ho fatto io quando avevo 11 anni e mi hanno staccato alcuni pezzi del corpo. Poi bisogna lottare con tenacia, ma alla base di tutto c’è il sogno».
Fanno vedere l’urlo muto di Tardelli dopo il gol nella finale contro la Germania al Mondiale dell’82 e il grido pazzesco di Bebe dopo l’oro individuale a Rio: «Sembriamo due cretini», scherza lei. E poi: «Ma è ciò che avevo dentro: l’urlo era un grazie a tutta la squadra, inclusa la mia famiglia». Sono emozionate le due ragazze: «E’ un’esperienza bellissima trovarmi in una sala così vitale e piena di storia», si guarda intorno Tania. E aggiunge: «Le nostre imprese sportive servono a mandare un messaggio di persistenza: quello di non arrendersi mai alle prime difficoltà. Il 13 maggio mi tuffo per un’ultima gara: si chiude un capitolo molto importante della mia vita finito in bellezza e se ne apre un altro»
VOLONTA’ — Dice Bebe:«Questa è la sede giusta per capire che se vuoi cambiare qualcosa, puoi farlo. In America c’è tanto da fare, ma a me piace l’Italia e voglio impegnarmi per migliorare il mio Paese». Spiega che bisogna lavorare con gli altri: «Il concetto di squadra è il più affascinante. Conquistare l’oro individuale è stata una figata, ma il bronzo a squadre con le mie compagne lo metto su un altro livello. Adesso che lavoro in uno studio di grafica, la mia squadra sono i compagni di ufficio». C’è lo sguardo al suo futuro, quello immediato («vado a Broadway a vedere il musical Il Re Leone») e quello prossimo. Racconta: «Intanto sono andata a vivere da sola, ma nel 2018 voglio trasferirmi a Milano e iscrivermi all’università, facoltà di “Relazioni pubbliche e comunicazione d’impresa”. A livello sportivo a squadre ci sono i Mondiali: dopo il 3° posto all’ultima edizione e all’Olimpiade abbiamo appena vinto la nostra prima Coppa del Mondo a squadre. Sì, stiamo sognando l’oro». Inevitabile non rimanere contagiati e sognare con lei.
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