Uno spot da premio, i ragazzi del Donegani volano a New York

La Gazzetta di Sondrio

“Say NO TO VIOLENCE against women”, è il titolo dello spot che ha vinto il concorso “Noi e le Donne – Crea uno spot che possa sensibilizzare adolescenti e giovani contro il femminicidio”, organizzato dall’Ufficio Scolastico Provinciale di Novara con il sostegno del ministero dell’Istruzione, della ricerca e dell’università. I ragazzi autori del video primo classificato potranno partecipare alla Change the World Model United Nations conference a New York dal 20 al 26 marzo. Inoltre lo spot verrà presentato a Torino durante il Salone del Libro 2014.
Lo spot è stato realizzato da alcuni alunni della classe 4A e delle classi 2C, 3C, 5A e 5D del Liceo Scientifico Donegani di Sondrio, coordinati dai professori Mariella Londoni e Gianluca Moiser. Si tratta di un “Flash Mob”, girato nel centro di Sondrio da Tobia Invernizzi, giovane studente della Scuola Civica di Cinema, Televisione e Nuovi Media presso Fondazione Milano, con la collaborazione di Franco Bissoni, Stefano Bombardieri e Matteo Valsecchi.

Tobia, ti aspettavi questo risultato?

Non me l’aspettavo. Quando stamattina ho ricevuto un sms dal professor Moiser, il coordinatore del progetto, dicendomi che avevamo vinto ero abbastanza incredulo.

Come è nata l’idea di realizzare questo video?

“Questo video nasce da una serie di conoscenze in comune e di casualità. Sono venuto a conoscenza dell’iniziativa “Per dire no a un colpevole silenzio”, promossa dall’Associazione Argonaute (Sondrio) e dal liceo Scientifico “Carlo Donegani” di Sondrio tramite un amico e collaboratore, Franco Bissoni.
La professoressa Mariella Londoni, membro dell’associazione e professoressa del liceo, conoscendo bene Franco mi ha permesso di venire a conoscenza dell’iniziativa e dalla volontà espressa dai professori referenti del progetto (Mariella Londoni e Gianluca Moiser) di realizzare un video dell’evento, svoltosi il 23 novembre 2013 (ore 16) in Piazza Campello a Sondrio. Ho deciso così di interpellare due amici operanti nel settore delle produzioni video e del cinema, Matteo Valsecchi, regista sondriese diplomato al Conservatorio Internazionale di Scienzie Audiovisive di Lugano e Stefano Bombardieri. Il tutto per catturare ogni singolo istante, da più postazioni differenti, di quello che sarebbe poi diventato un flashmob contro la violenza sulle donne in occasione della “giornata Internazionale contro la violenza sulle donne” (25 novembre 2013).
Ho diretto, montato e ripreso (eravamo 4 operatori: Franco, Stefano, Matteo e io) il video, decidendo fin da subito di prediligere la lingua inglese per una maggior capillarità a livello internazionale. Ci tengo a sottolineare che le colonne sonore utilizzate e l’intero video è distribuito dalla piattaforma web YouTube in licenza Creative Commons.

Che cosa significa?

E’ molto semplice: favorisco appieno la diffusione mediante qualunque forma, il download e la distribuzione in modo completamente gratuito da parte di chiunque. Una visione completamente differente da quella a cui siamo abituati a pensare: il famoso copyright. In questo caso sono io che implicitamente dico “Scaricate il mio video, diffondetelo: è gratis e legale!”. La violenza sulle donne è un tema importante, un messaggio che ritengo debba essere diffuso il più possibile e in ogni modo. Con il mio lavoro libero dai diritti d’autore e con il lavoro degli studenti del liceo Scientifico spero che il nostro contributo possa entrare nelle case di centinaia di persone (n.b cosa che ha già fatto: più di 3000 visualizzazioni per ora) o quantomeno ricordare che la violenza sulle donne non è sempre visibile, ma è attorno a noi. Quotidianamente.”

Come hanno accolto i Sondriesi questo flash mob?

“Purtroppo a questa domanda devo rispondere con un po’ di amarezza: ho constatato che un evento di questo tipo ha sicuramente destato curiosità e interesse nei passanti che in quel momento si apprestavano a passare nel cuore della manifestazione, ma anche di una grande superficialità di molti. Alla vista di ragazze distese a terra con del “sangue” sulla maglietta, capitava di scorgere persone che sorridevano, oppure che ignoravano completamente quello che stava accadendo. In fase di montaggio ho riflettuto a lungo, mi sono interrogato sulle ragioni che hanno portato all’ilarità di molti, troppi spettatori, forse inconsapevoli o volontariamente superficiali riguardo quello che stava accadendo. I bambini: loro sono lo specchio della sincerità; reazioni spontanee e trasparenti. La curiosità negli occhi, questa è stata la sorpresa più grande che posso dire di aver visto. Gli unici a soffermarsi e forse a domandarsi realmente cosa stesse accadendo. Meraviglioso, semplicemente meraviglioso.”

You may also like

Leave a comment

[index]
[index]