Viaggio in Terra Santa: 30 ragazzi alla scoperta delle ragioni del conflitto israelo-palestinese

Si è conclusa l’ultima tappa del progetto WiP Israele/Territori Palestinesi promosso da Associazione Diplomatici

Dal 16 al 23 luglio, per 30 ragazzi italiani e stranieri, si è svolto l’ultimo appuntamento del progetto WORLD IN PROGRESS ISRAELE/TERRITORI PALESTINESI, promosso da Associazione Diplomatici, che ha avuto come obiettivo la comprensione delle ragioni del conflitto israelo-palestinese e la scoperta di una tra le più complesse realtà odierne, lasciandosi alle spalle una narrativa preconfezionata e fatta di pregiudizi. Di base a Gerusalemme, contesa da Israele e Palestina e città sacra alle tre religioni monoteiste – cristianesimo, ebraismo, islam- i partecipanti hanno vissuto questa ‘terra santa’ in tutti i suoi aspetti e divisioni, contrasti e similitudini.

La prima giornata è stata dedicata alla visita dei luoghi della memoria del popolo ebraico. Prima tappa lo Yad Vashem, museo dedicato alla Memoria dell’Olocausto che colpisce subito per la sua struttura: una cicatrice che taglia il versante occidentale del monte Herzl, a simboleggiare la ferita sempre viva della persecuzione nei confronti del popolo ebraico.
Finita la visita, i partecipanti hanno passeggiato sul Monte Herzl, località che prende il nome da Theodor Herzl, una delle figure più importanti del sionismo.  All’interno si trova un grande cimitero militare e vi sono sepolte importanti figure della storia recente israeliana, tra le quali lo stesso Herzl. La visita è stata molto significativa, aprendo molte domande le cui risposte i ragazzi avrebbero trovato nei giorni successivi nell’incontro con il Dr. David Mendelsson della Hebrew University.
I ragazzi si sono poi spostati al Consolato Generale d’Italia, dove hanno avuto la possibilità di relazionarsi con il Console Generale Fabio Sokolowicz, il Console Luigi Mattirolo, e gli altri funzionari dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.
Questa prima giornata, toccante ed al contempo formativa, all’insegna delle emozioni e della memoria, una memoria vivida, appassionata ed orgogliosa, una memoria che porta con sé tanta speranza e tanta voglia di riscatto, non ha solo emozionato i ragazzi ma ha anche permesso loro di conoscere e capire aspetti più tecnici e politici della questione, rivelandosi essenziale per la crescita personale di ognuno dei partecipanti.

Nella seconda giornata i partecipanti si sono spostati a Tel Aviv, dove, presso il Peres Center for Peace, hanno incontrato Nadav Tamir, ex consigliere politico dell’allora Presidente israeliano, Shimon Peres, e attualmente Direttore degli Affari Internazionali e di Governo del Peres Center. Il centro in questione è stato creato durante la presidenza di Shimon Peres per attuare, tramite più specifici programmi, la sua visione politica di “un prospero Israele in un pacifico Medioriente”. “Optimism is not a way to perceive the world, but to affect it”, ha spiegato con passione Nadav nel tentativo di trasmettere ai ragazzi quale sia stata la molla dell’attività del centro: il carisma e l’ottimismo testimoniati dalla vita personale e politica di Shimon Peres, che, in particolare, firmò gli accordi di pace di Oslo (1993), i quali oggi rimangono forse l’ultimo serio passo in avanti- per quanto lontano ancora dalla soluzione definitiva- verso una soluzione politica e concordata del conflitto. In seguito i partecipanti hanno avuto la possibilità di ascoltare la testimonianza dell’Ambasciatore italiano in Israele in uscita Francesco M. Talò, assieme a Cristina Caputo, responsabile dei rapporti commerciali tra Israele e Italia.
Dopo un pranzo a Jaffa, la parte più antica della città di Tel Aviv, gli studenti hanno partecipato a due lezioni all’Università di Tel Aviv con Uzi Rabi, professore di Studi Mediorientali, che ha illustrato le diverse e complicate dinamiche delle guerre in Medio Oriente e poi con Jessie Divon direttore del Palestinian Internship Program, che ha invece spiegato l’importanza di inserire gli studenti universitari palestinesi nel settore del lavoro di Israele, in modo da incoraggiare il dialogo tra i due popoli. Attraverso questi incontri i giovani partecipanti hanno conosciuto delle interessanti iniziative con cui si cerca di reagire al conflitto “dal basso”, lavorando con la società e le persone oltre che sul piano delle scelte politiche.

Il viaggio è proseguito con la visita a Gerusalemme  sui luoghi sacri alle tre religioni monoteiste e con la partecipazione ad un dialogo inter-religioso sulla storia israelo-palestinese. Questo ha consentito di approfondire la dimensione socio-religiosa del conflitto e fare luce sulle diverse iniziative di dialogo tra i rappresentanti delle tra religioni presenti in città.

Una giornata è stata dedicata alla visita di Betlemme, raccontata da alcuni ragazzi come “un’esperienza toccante ed intensa“. Vincenzo Bellomo, membro dell’associazione Pro Terra Sancta, ha guidato il gruppo nella Betlemme cristiana, attraverso la piccola via chiamata “strada della Stella”, antico percorso di pellegrinaggio che arriva alla Basilica della Natività. I 30 ragazzi, attraversando il sud della Betlemme musulmana, sono arrivati, poi, ad uno dei tre campi profughi di Betlemme, l’Aida Camp, dove hanno potuto assaggiare un piatto tipico palestinese cucinato dall’associazione di donne del campo ‘Noor Empowerment Group’, nata per finanziare scuole e centro di fisioterapia per i bambini del campo profughi. Dopo pranzo, Hamdan Jewe’i Abu Ryan, attraverso i racconti dei problemi causati dalla disabilità in Palestina, ha guidato gli studenti sia attraverso i vicoli del campo per raccontare la situazione dei rifugiati palestinesi, sia in una passeggiata che costeggia il Muro di separazione.

Il penultimo giorno è stato dedicato agli incontri con alcune Organizzazioni Internazionali presenti in Israele/Territori Palestinesi: OCHA (United Nation Organisation for the Coordination of Humanitarian Affairs), la Rappresentanza dell’Unione Europea (West Bank and Gaza Strip, UNRWA) ed EUPOL COPPS (European Union Police Mission in Palestine), per avere un quadro pratico e realistico della situazione e per capire da vicino il ruolo della comunità internazionale in questi luoghi.

Duranta l’ultima giornata i partecipanti hanno fatto un tour a Gerusalemme Est e poi un viaggio fino nel deserto, dove ad attendere il gruppo WIP vi era una calorosa comunità di beduini. In veste di guida vi era Angela Godfrey-Goldstein, donna israeliana impegnata nel sostegno alla causa delle popolazioni della West Bank e fondatrice del Jahalin Solidarity, un’organizzazione palestinese senza scopo di lucro intenta a collaborare con la società palestinese, specialmente quella più svantaggiata rappresentata dalla comunità di beduini, dalla popolazione abitante sia le zone C della West Bank che Gerusalemme est. L’ultima avventura si è conclusa con un pranzo presso la comunità dei beduini, più specificatamente nella tribù dei Jahalin originari del distretto di Tel Arad nel Deserto del Negev. È da subito emersa la condizione di precarietà nella quale uomini e donne e bambini di ogni età vivono, ma nonostante il disagio evidente, l’accoglienza è stata forte ed emozionante.

Questo ultimo incontro si è rivelato la giusta conclusione che ha permesso agli studenti di chiudere il quadro, cercando di far loro comprendere realtà poco visibili e spesso, purtroppo, dimenticate. Questo ultimo sguardo su un piccolo villaggio dietro le colline del deserto ha permesso di lasciare questa terra con un bagaglio più carico di cultura, fratellanza ed empatia.

Un ringraziamento speciale va sia all’Ambasciata di Italia a Tel Aviv ed in particolare all’ Ambasciatore Francesco M. Talò, a Cristina Caputo e a Francesco De Angelis, sia al Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme, in particolare al Console Generale Fabio Sokolowicz e al Console Luigi Mattirolo, per gli interessanti ed approfonditi briefing e per le costanti disponibilità gentilezza nel supportare l’organizzazione di questa visita-studio.

Un sentito ringraziamento va anche all’Università di Tel Aviv, Facoltà di Management ed in particolare a Jesse Divon, Direttore del Palestinian Internship Program per l’ospitalità offertaci e per averci dato un’iniezione di ottimismo illustrando questo ambizioso progetto di ‘economia della pace’.

 

Paolo Iancale
Direttore Digital Media & Web Marketing

 

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