Economic Diplomacy: prima edizione pronta a partire a luglio

Cento studenti pronti a partire alla volta degli Stati Uniti, a New York, con Economic Diplomacy, il nuovo progetto firmato EastWest European Institute (EWEI) in collaborazione con Associazione Diplomatici.

La nuova iniziativa di Diplomatici

Si propone come obiettivo quello di fornire ai partecipanti una conoscenza pratica e teorica delle tecniche di negoziazione in campo economico, combinata con un approfondita comprensione della connessione tra il settore pubblico e privato, grazie ad una esperienza diretta che si basa sul metodo “Learning by doing“, leitmotiv di tutte le attività di formazione organizzate e promosse dall’Istituto EWEI.

Le tre fasi del progetto

Un primo momento verrà dedicato, nel mese di giugno, allo studio della diplomazia, con particolare attenzione al sistema delle Nazioni Unite e delle dinamiche negoziali nel settore privato, attraverso un corso di formazione sul webinar della durata di 12 ore tenuto da professionisti e diplomatici.

Una seconda fase che si è svolta il 18 giugno presso il Ministero degli Affari Esteri di Roma. Giuseppe Scognamiglio, Direttore della rivista di geopolitica EastWest, ha introdotto e presentato il progetto “Economic Diplomacy“.
La giornata si è concentrata sugli aspetti specifici dell’economica pubblica, grazie al contributo di relatori istituzionali di alto livello. Il primo a parlare agli studenti è stato Vincenzo De Luca, Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese, ed ha spiegato loro come funziona il “Sistema Paese” italiano in tutti i suoi aspetti ed ha analizzato i meccanismi e le tecniche che sono alla base delle negoziazioni in campo economico.

Molto interessante e costruttivo anche l’intervento di Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, che si è focalizzato sulle attività di Confindustria nella sua funzione di ponte tra gli interessi del sistema produttivo privato e gli obiettivi pubblici di promozione del Sistema Paese nel mondo. Inoltre, i partecipanti hanno ricevuto le “regole del gioco” di una simulazione basata su veri negoziati multilaterali condotti dal Ministero degli Affari Esteri italiano. La formazione è stata condotta da diplomatici che prendono parte a vere negoziazioni.

Con le conoscenze acquisite durante le lezioni e nel Farnesina Day, gli studenti saranno pronti ad affrontare l’ultima fase che si svolgerà dal 23 al 27 luglio a New York. Durante le cinque giornate negli Stati Uniti, i ragazzi parteciperanno a numerosi incontri incentrati sull'”Economy Diplomacy” e avranno l’opportunità di simulare una sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, su un tema dell’agenda economica.

Durante gli stessi giorni, gli studenti verranno ospitati presso i quartier generali delle più prestigiose compagnie multinazionali. Queste aziende apriranno le loro porte per la prima volta, per consentire ai partecipanti di comprendere il loro funzionamento e di rivelare loro i loro processi decisionali. Gli studenti poi procederanno ad una simulazione guidata sul funzionamento dei Consigli di Amministrazione delle multinazionali qui citate:

  • Bloomberg : il gigante finanziario, del software, dei dati e dei media
  • Blackrock – la più grande società di gestione degli investimenti del mondo
  • Financial Times – la pubblicazione di business globale leader a livello mondiale
  • PepsiCo – una delle più grandi aziende alimentari, snack e bevande del mondo
  • Philip Morris International – una società leader nel mondo di sigarette e tabacco
  • Unicredit – una delle principali società europee di servizi bancari e finanziari globali

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Dal Liceo classico statale Giulio Cesare di Roma, la professoressa Laura Gambassi

Arrivano dalle aule del Liceo classico statale Giulio Cesare di Roma, le parole di Laura Gambassi, professoressa di Lettere Antiche e Geostoria e membro dello staff della dirigenza del noto Liceo romano nel quartiere Triste.

Cosa pensa dei progetti di Diplomatici?

In generale penso che sia un’esperienza molto bella per i ragazzi, opinione condivisa anche altrove visto che ne siamo venuti a conoscenza tramite il passaparola di alcuni colleghi di un’altra scuola e li abbiamo trovati subito molto interessanti, tanto da un punto di vista didattico quanto formativo. Inoltre, l’iniziativa ha avuto da subito l’appoggio del nostro Dirigente Scolastico, Paola Senesi.

La prima simulazione a cui avete partecipato?

Il primo CWMUN dei nostri ragazzi è stato quello negli Emirati e l’esperienza è stata oltremodo positiva. Ha solo riconfermato la mia idea iniziale, cioè che un progetto di questo tipo è importante per gli studenti, ha permesso loro di conoscere e di toccare con mano una realtà diversa dalla quella in cui vivono e che spesso viene loro presentata in maniera fuorviante. Lì hanno interagito con ragazzi e ragazze non solo arabe ma provenienti da tutto il mondo, dialogando e difendendo le posizioni dei paesi che impersonavano sempre in lingua inglese e quindi mettendo alla prova le loro competenze linguistiche, culturali e relazionali. Un bel banco di prova per la preparazione ‘a tutto tondo’ che la nostra scuola spera loro di offrire.

Il punto di forza del CWMUN, Emirates in questo caso, qual è secondo lei?

È una ricchissima esperienza formativa a livello umano, come abbiamo già detto, però anche a livello di orientamento universitario, perché loro hanno un approccio con quello che potrebbe essere un possibile percorso professionale futuro, non da spettatori ma da attori. Il tutto nel contesto futuristico di queste città in continuo cambiamento e veramente sorprendenti, dove il fascino del deserto si sposa all’estrema modernità.

Lei ha accompagnato gli studenti ad Abu Dhabi?

Si, insieme alla nostra Dirigente, e poi anche al Cwmun Barcellona, che è stata l’ultima simulazione a cui abbiamo partecipato a maggio.

Gli studenti in che modo affrontano la simulazione?

Con entusiasmo e applicazione, in contesti extrascolastici possono tirare fuori lati di sè che spesso nella scuola non riescono a valorizzare. In un diverso contesto dove sono altre le competenze che devono mettere in gioco possono dare ottimi risultati. Pensi che in tutte e due le simulazioni, sia di Abu Dhabi che di Barcellona, abbiamo avuto degli studenti vincitori.

Emirates e Barcellona, non solo gli studenti ma anche la scuola deve credere molto nei progetti di Diplomatici, in cosa pensate abbiano una marcia in più?

Ai ragazzi sono piaciuti entrambi i progetti. Alcuni che hanno partecipato a Barcellona ora vogliono candidarsi per Emirates, insomma gli studenti che sono partiti sono tornati entusiasti. E vorrei segnalare anche la contentezza dei genitori che hanno evidentemente avuto un feedback a casa estremamente positivo. Sono due simulazioni molto diverse, gli Emirati consentono agli studenti un’interazione più internazionale mentre Barcellona è un po’ più come un trampolino di lancio, certamente più adatta per i ragazzi più piccoli.

Quanti studenti del Giulio Cesare hanno partecipato?

Ad Abu Dhabi hanno partecipato 15 studenti mentre a Barcellona 6. Oggi iniziamo i colloqui per le borse di studio per il nuovo CWMUN Emirates.

In che modo li aiuta e li supporta durante la simulazione anche attraverso la materia che insegna?

Con le mie materie non li preparo direttamente per le simulazioni, poiché insegno lettere antiche al triennio e geostoria al ginnasio, ma certo l’oratoria e la retorica, che tanto studiamo nelle letterature greca e latina, sono strumenti fondamentali per l’attività diplomatica e lo sono altrettanto lo studio della storia e della geografia. Personalmente io spero di supportarli in senso lato tutti i giorni: cercando di rafforzare la loro autostima, di accrescere la loro l’apertura mentale ed il loro senso critico, la tolleranza e l’amore per la bellezza insegno loro ad essere cittadini del mondo.

Un episodio che l’ha colpita particolarmente durante una delle due simulazioni?

A Barcellona hanno preso parte alla simulazione ragazze del 4 ginnasio, eravamo incerti se far partecipare studenti così “inesperti” e invece le nostre piccole studentesse hanno vinto addirittura due premi! Queste vittorie ci ha riempiti di orgoglio, davvero non ce lo aspettavamo.

Ad Abu Dhabi invece?

È stato più un flash che un avvenimento. Ho visto, nel bar dove i ragazzi stavano facendo pausa, alcuni miei studenti pranzare e conversare in inglese con ragazze arabe con il loro lungo velo nero, ma con jeans e tacchi che spuntavano da sotto, ed altri ragazzi americani. Sono stata colpita dalla loro spontaneità, erano lì tutti insieme come se fosse, e come dovrebbe essere, la cosa più normale del mondo.

I ragazzi sono soddisfatti dell’organizzazione?

Assolutamente si, gli studenti sono sempre stati molto contenti dei tutor, sono stati seguiti in maniera molto professionale sia durante le lezioni qui in Italia sia durante le simulazioni in loco, con un tutor di gruppo che li segue h24. E questo credo che sia un punto fondamentale per la serenità nostra e delle famiglie, a favore della serietà dell’Associazione

Gli obiettivi di Associazione Diplomatici coincidono con quelli del liceo Giulio Cesare?

Mettersi in gioco e predisporre gli studenti ad una dimensione internazionale all’insegna della tolleranza e del rispetto, sviluppando ed utilizzando le proprie competenze trasversali: questi sono alcuni degli obiettivi principali di Diplomatici e lo sono certamente anche del nostro liceo classico.

Intervista a Paola Senesi, Dirigente scolastico del Liceo classico statale Giulio Cesare di Roma

Tadic, Alfano, Ayala tra gli ospiti che chiudono la terza edizione di Mare Liberum

Spazi urbani dove ci si incontra e ci si scambia opinioni avvalendosi di tecnologie all’avanguardia. Si è aperta con la definizione del concetto di smart city l’ultima giornata di Mare Liberum, che ancora una volta ha riempito di studenti la sede di Associazione Diplomatici.

Relatori del primo intervento sono stati Salvatore Carrubba, Giovanni Moro e Rosaria Arancio, che hanno dibattuto di smart city, internet of things, global governance. «Ci sono aspetti positivi e negativi legati a questo tipo di modernità – ha sottolineato Carrubba rivolgendosi ai ragazzi -. Viviamo la città in modo nuovo da diversi punti di vista: mobilità, contesto economico, partecipazione alla vita sociale, ambiente ed energia, edilizia, sicurezza dei cittadini, connettività e digitalizzazione dei servizi».

L’avvocato Arancio ha invitato la giovane platea a una riflessione su quanto offre la smart city in termini di diritti e responsabilità. «Tecnologia, istituzioni e cittadini sono gli elementi fondamentali delle smart cities, ma dobbiamo chiederci chi autorizza cosa e individuare le varie competenze e una normativa che permetta di semplificare questi procedimenti e concretizzare progetti di cui si parla tanto anche in Italia».

È toccato al sociologo Giovanni Moro sottolineare i problemi legati alla partecipazione attiva dei cittadini alla vita dell’amministrazione: dal feedback dato a ciò che viene avanzato dai cittadini dalle amministrazioni al modus operandi di queste ultime. «O questa partecipazione si prende sul serio o non serve a niente».

Sono Boris Tadic, Giuseppe Ayala, Giovanni Russo e Angelino Alfano i protagonisti del secondo panel, moderato da Vincenzo Nigro. «Cosa significa sicurezza? – ha domandato Giovanni Russo – Prima si intendeva nel senso fisico, nel corso del tempo il principale nemico dell’uomo è diventato l’uomo e la sicurezza veniva vissuta con eserciti e confini nazionali. L’esigenza di sicurezza si è spostata poi sul piano individuale e collettivo della vita dei cittadini. L’ultimissima rivoluzione è quella del digitale, che rende visibili i dati di tutti noi. E fa sorgere il problema della sicurezza digitale, che ha come risposta quella della privacy, riconosciuta come una forma di sicurezza».

«Quando si parla di sicurezza mi piace citare il discorso sulle quattro libertà fondamentali di Roosevelt – ha aggiunto Angelino Alfano – che riguardano parola, culto, bisogno e paura. E proprio quest’ultima è legata al diritto alla sicurezza, che a sua volta è collegato al più grande diritto della libertà. La domanda più drammatica del nostro tempo è: a quale pezzo della tua privacy sei disposto a rinunciare per avere più sicurezza?».

Il magistrato Giuseppe Ayala come sempre è andato sul concreto, portando agli studenti esempi di vari casi di privacy e ottenendo subito la loro attenzione, mentre Boris Tadic ha raccontato di quando era studente di psicologia e di quando è diventato ministro delle telecomunicazioni. Anche lui, poi, si è concentrato sul paradosso tra rinunciare alla propria privacy per avere più sicurezza e provare a intercettare chi ha intenzioni criminali, citando alcune situazioni che ha dovuto affrontare quando era presidente della Serbia.

È incentrato sull’economia il terzo e ultimo panel, condotto da Giuseppe Scognamiglio e Mario Nava. Competizione, cooperazione, disuguaglianza tra Paesi e tra persone, sussidiarietà, ridistribuzione, il confine tra economia e diritto e il regolamento per la protezione dei dati personali sono gli argomenti principali attorno a cui ruota il discorso dei due relatori, che chiudono ufficialmente un’altra edizione ben riuscita di Mare Liberum.

Prima giornata di Mare Liberum, tanti gli spunti di confronto e dibattito

In un giorno e mezzo sono state tante le emozioni che la terza edizione di Mare Liberum, Festival Internazionale di Geopolitica organizzato da Associazione Diplomatici e Eastwest, ha regalato al pubblico di studenti, professori e addetti ai lavori. Merito dei tanti relatori intervenuti tra il cinema Odeon, le aule del Rettorato dell’Università di Catania e le sale del Comune, che hanno contribuito, ognuno a suo modo, ad arricchire il dibattito e il confronto con i 400 studenti presenti.

A cominciare dal regista Mario Martone, a cui è toccato il compito di aprire la due giorni proiettando e commentando con gli studenti il suo ultimo film, Capri Revolution, presentato a Venezia. «Sono veramente contento di questa proiezione speciale – ha detto – perché questa città è stupenda e ricca di potenzialità e perché, da napoletano, ci tengo a dire ai giovani che non devono più andare via, ma prendere il loro destino in mano». Un po’ come fa la protagonista della pellicola, un’eroina che compie una vera e propria rivoluzione mentre diversi ideali si scontrano.

Si fa riferimento anche alle recenti elezioni europee in sala con Martone, partendo dai temi portanti del film: il rapporto tra uomo e natura, quello tra uomo e animali e, ancora, tra popoli e culture diverse.

Argomenti discussi anche durante l’inaugurazione plenaria del Festival, sempre al cinema Odeon. «Attraverso i panel cerchiamo di offrire ai ragazzi strumenti per conoscere e comprendere la realtà – ha commentato Claudio Corbino, presidente dei Diplomatici. È questo il senso dell’iniziativa, in cui si mescolano le carte in un gioco di confronti che evidenziano i concetti di libertà e democrazia».

Un’iniziativa lodata tanto dal sindaco Salvo Pogliese quanto dal rettore Francesco Basile. «Mare Liberum è un’occasione irripetibile di promozione della nostra città, così come lo è il lavoro che svolge Associazione Diplomatici», ha detto il primo. «L’aspetto fondamentale è il confronto aperto e libero tra studenti e grandi personalità, indispensabile per recuperare all’interno della comunità giovanile valori e identità», ha aggiunto il secondo, che ha invitato gli studenti ad aprire la mente e dare il proprio contributo.

«Questi ragazzi sono la conferma che c’è un futuro e che i giovani sono migliori di quanto si pensi nell’immaginario collettivo – ha sottolineato Antonello Piraneo, direttore del quotidiano La Sicilia. Nel DNA hanno già la voglia di guardare oltre il proprio cortiletto e di mettersi in gioco e sono sensibili verso temi come legalità e tutela dell’ambiente».

Tra i relatori anche Giuseppe Scognamiglio, chairman di Eastwest, che ha spiegato ai ragazzi chi sono gli ospiti dell’evento. Da Joschka Fischer, protagonista del processo di integrazione europea della Germania e padre dell’ambientalismo in Europa, a Boris Tadic, presidente della repubblica in Serbia che ha caratterizzato la svolta europeista di un Paese in una condizione geopolitica delicata, da Gebril Elwarfally, primo ministro della Libia durante la guerra civile che ancora oggi cerca di influenzare con saggezza una situazione molto particolare, a Imen Ben Mohamed, parlamentare tunisina protagonista della primavera araba più riuscita del Mediterraneo. Subito dopo la proiezione dell’intervista a Steve Bannon, che ha parlato di nazionalismo, migrazione, Cina ed Europa.

Dalle 10.30 hanno avuto inizio i vari panel in programma. Nella sala consiliare Giovanni Moro, Angelino Alfano e Andrea Lodato hanno discusso l’intervista di Steve Bannon e a seguire Alessandro Fusacchia, Alessandro Verzon e Giuseppe Ayala hanno parlato di giovani e politica. Al rettorato, nel frattempo, Bruno Montanari, Mario Martone, Antonio Cerere e Salvatore Carrubba hanno presentato il libro Lumi del Mediterraneo, mentre gli ospiti internazionali hanno affrontato i temi del multilateralismo, della pace internazionale, della governance globale.

Apprezzatissimo dagli studenti l’intervento di Marco Tardelli, nel panel con Claudio Corbino, che si è trasformato subito in un botta e risposta. Come ha passato la notte prima dei mondiali? Cosa si prova a rappresentare la propria nazione alla coppa del mondo? Cosa è stato quel gol della finale con quell’urlo che ancora anni dopo fa venire i brividi? Quali sono i valori che devono essere trasmessi attraverso il calcio e lo sport? Cosa ne pensa del calcio femminile? Ora che è nonno si augurerebbe una carriera nel calcio per il suo nipotino? Tanto instancabili i ragazzi quanto Tardelli nel rispondere pazientemente a tutte le domande, concedendo anche qualche selfie a fine incontro.

Nell’aula accanto Gebril Elwarfally, Vincenzo Nigro e Imen Ben Mohamed hanno parlato dell’attuale situazione politica tunisina, del mondo arabo musulmano, delle primavere arabe e di cosa sta succedendo in Libia, di fronte una platea di ragazzi attenti che hanno fatto domande e preso appunti.

Ancora di Europa e di governance globale si è parlato durante la cerimonia di apertura al Salone Bellini con Tadic, Elwarfally, Fischer, Pogliese e Scognamiglio, prima di spostarsi tutti al teatro greco romano per la chiusura della prima giornata sulle note di Francesco De Gregori.

La prof.ssa Maria Irene Davì da Messina a New York

La professoressa Maria Irene Davì insegna inglese dal 1987, da 32 anni, e da circa 20 al Liceo Linguistico Seguenza di Messina.

Da quanti anni la sua scuola partecipa ai progetti di Diplomatici? 

Quest’anno sono 3 anni. Sono stata io ad aver proposto alla nostra Dirigente scolastica di presentare agli studenti e alle loro famiglie i progetti di Associazione Diplomatici. La nostra Preside è molto favorevole a investire sulle lingue straniere, specialmente sull’inglese.

Com’è venuta a conoscenza dell’Associazione? 

Tramite una collega, la professoressa Laurà del Liceo Classico Francesco Maurolico di Messina, che ha avuto la fortuna di partecipare ai progetti da più di 10 anni.

Cosa pensa dei progetti di Diplomatici? 

Penso sia una proposta formativa di altissimo livello. Non si tratta solo di partecipare alla simulazione ma è l’aria che si respira, l’esperienza che si vive. Poi certo anche la simulazione è di fondamentale importanza, prepara gli studenti non solo a livello formativo ma anche educativo. Fornisce loro una conoscenza del mondo a 360°. Per loro è un grande training e una grande scuola di esperienza.

Lei li accompagna mai? 

Io li accompagno sempre, a tutti i corsi di formazione durante l’anno e poi anche al Change the World. Con la mia scuola possiamo scegliere solo una destinazione e per ovvie ragioni ho scelto gli Stati Uniti, mi sembrava doveroso scegliere New York per il semplice fatto che ci sono le Nazioni Unite. Con il tempo magari riusciremo ad ampliare le proposte formative.

Quanti studenti porta ogni anno?

Il numero è molto variabile, il primo anno ne ho portati 8, il secondo 18 e quest’anno 7. Consideri però che io propongo solamente ai ragazzi del triennio di partecipare perché penso che per partecipare i ragazzi debbano avere una buona base di inglese, sia nella capacità comunicativa che nella conoscenza della lingua.

Quest’anno com’è andata la simulazione a New York?

Molto bene devo dire. I miei allievi si sono distinti nonostante fossero capitati in una commissione composta da gran numero di studenti madrelingua, tra americani, inglesi e australiani, ma soprattutto di ragazzi che avevano già fatto molte altre simulazioni. Pensi che una mia studentessa molto brava si è trovata insieme a due ragazzi americani che avevano già partecipato ad altre 28 simulazioni.

C’è stato quest’anno un episodio che l’ha colpita?

Una cosa molto leggera che mi ha colpita è stata alle Nazioni Unite, in una commissione ho visto due ragazze cinesi che rappresentavano l’Italia e vederle è stato un bellissimo momento, mi ha davvero colpita.

In che modo crede che l’inglese possa aiutare i suoi studenti? 

L’inglese ormai è la lingua della comunicazione a livello internazionale e le nuove generazioni non possono non parlarlo. La conoscenza dell’inglese e la possibilità di comunicare facendolo in maniera più che dignitosa è fondamentale ormai. Io insisto molto sullo studio della lingua a livello accademico.

Oltre ai progetti, cosa pensa proprio dell’Associazione?

Vorrei spendere due parole sulla capacità formativa manifestata dallo staff di Diplomatici, nonostante la giovane età la loro capacità pedagogica è straordinaria. Avere a che fare con studenti del liceo non è sempre semplice ma loro se la cavano benissimo. Sono sempre stati di grande sostegno per i ragazzi ed anche per noi insegnanti, l’organizzazione è lodevole.

Dalle aule di scuola alle aule parlamentari per CW for Democracy

Hanno preso l’impegno di dare all’Italia una legge che regoli rigorosamente la “Legittima difesa”, “Lo statuto dei lavoratori, innovazione tecnologica e caporalato, revisione e rafforzamento delle tutele”.

Trecento giovanissimi studenti, liceali e universitari, dal 14 al 17 maggio si sono riuniti a Roma per la decima edizione del CW for Democracy. Nato ormai 5 anni fa, il progetto di Associazione Diplomatici ha come fine quello di avvicinare i giovani ai valori ed ai principi della nostra Carta costituzionale facendoli entrare a diretto contatto con i vari aspetti dell’attività istituzionale.

Quest’anno abbiamo due temi che creeranno certamente dibattito, e voi Onorevoli colleghi siete chiamati a legiferare su un tema di grande importanza che è all’ordine del giorno: la legittima difesa”, queste le parole con cui Valeria Corbino, di Associazione Diplomatici, Presidente della Commissione Scuole accoglie gli studenti durante la Cerimonia di Apertura dei Lavori presso l’Hotel Rome Pisana.

“Innovazione tecnologica: c’è un’esigenza ragazzi, adeguare un impianto normativo che è stato concepito negli anni 70 a quelle che sono le sfide attuali. Il processo tecnologico di certo non si può fermare ma non si può neanche subire perciò sta a voi capire quali sono le strade che il Governo e le Istituzioni devono prendere per poterlo affrontare”, sono i suggerimenti del Presidente della Commissione Università, Marco Stasi.

Al termine delle cerimonie di chiusura, è iniziata la simulazione vera e propria dove i ragazzi si sono presentati, hanno esposto le loro proposte di legge, hanno dibattuto e infine votato.

Grande sorpresa di questa decima edizione, mercoledì 15 maggio, gli studenti hanno varcato le porte di Montecitorio come veri deputati, hanno preso posto in Parlamento nell’Aula dei Gruppi Parlamentari ed hanno assistito alla proiezione del documentario: “Giumentarello“, di Gianfranco Ayala, affermato e conosciutissimo neurologo a livello internazionale. Diciotto minuti di luminosissime immagini in bianco e nero di crudo realismo che hanno raccontato ai giovani studenti le miniere di zolfo in Sicilia durante gli anni ’50.

La proiezione è stata introdotta dal Presidente della Camera, Roberto Fico che ha accolto gli studenti con queste parole: Benvenuti alla Camera dei Deputati ragazzi, sono molto contento di ospitare questo documentario perché non è solo un documento storico ma anche un documento culturale ed il Parlamento deve essere prima di tutto anche un’istituzione culturale. Guardare oggi questo pezzo della nostra storia ci fa comprendere anche la strada che dobbiamo perseguire per il futuro rispetto ai diritti dei lavoratori”.

Moderatore della mattinata in Parlamento, il giornalista Responsabile della Cronaca di Roma del Corriere della Sera, oltre che scrittore e fotografo, Giuseppe Di Piazza che ha presenta ai giovani per primo Gianfranco Ayala: “Vorrei presentarvi il mio documentario raccontandovi un po’ di me: la mia storia fotografica ha inizio quando avevo 15 anni. Quando avevo circa la vostra età ero un pessimo studente e spesso per non studiare andavo in miniera a fotografare gli operai. Con in tempo diventai loro amico, ero uno di loro e questo mi rese possibile fare questo documentario senza che loro posassero per me ma prenderli nella loro vita. Quello che rende questo documentario unico è dato proprio da questo reale rapporto tra me e gli operai”.

Terminato il documentario sono intervenuti il senatore Emanuele Macaluso, 95 anni portati splendidamente – “La massiccia presenza di solfatare rese la Sicilia il luogo di estrazione dello zolfo per eccellenza: io sono qui oggi perché credo di essere uno degli ultimi testimoni dei miei tempi, pensate che tutti e due i miei due nonni erano solfatari. La Giumentarello si chiama così perché c’era la Giumentaro, la miniera più grande. In questo documentario è rappresentato molto bene quello che succedeva nella piccole miniere. Quando gli americani iniziarono a produrre lo zolfo con metodi più veloci e con costi irrisori rispetto a quelli delle miniere, le miniere si chiusero”.

Un pezzo di cinema completamente diverso da quello che è stato fatto su questi argomenti, sono immagini molto intense, questa è una materia prima della storia d’Italia che va valorizzata”, le parole del giornalista e saggista Enrico Menduni.
Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore, aggiunge che “la bellezza straziante di questo documentario non ha prezzo”.
Poi è la volta di Giuseppe Ayala che dedica quasi commosso parole di grande stima per il cugino Gianfranco Ayala e per il senatore Emanuele Macaluso. Spiega ai ragazzi perché è importante quest’occasione: “ci fa capire come la storia sia fondamentale nella formazione di ciascuno di noi, se non conosci la storia non sei in condizione di cogliere la realtà presente e meno che mai immaginare il futuro. Questa mattina abbiamo vissuto un pezzo di storia insieme”.

A chiudere gli interventi è Claudio Corbino, presidente di Diplomatici, che ringrazia tutti gli ospiti per aver offerto agli studenti e all’Associazione un momento di crescita così profonda. “Io stesso ho imparato tantissimo oggi. L’intervento del senatore Macaluso è stato toccante, brillante, commovente e illuminante.

L’ultima giornata di lavori si è svolta presso l’Università Europea di Roma. Una volta conclusasi la Cerimonia di Accoglienza, gli studenti si sono poi potuti nuovamente concentrare sulla simulazione. Durante quest’ultima giornata hanno lavorato a camere unificate esponendo le loro proposte di legge: universitari ed i liceali si sono confrontati sugli importanti temi a loro sottoposti, topics che consentivano e consigliavano questo confronto per favorire non solo una maggiore sensibilizzazione ed uno scambio di pensieri e di visioni dei ragazzi ma anche per apportare valore aggiunto alla simulazione. 

Si è appena concluso il Change the World Model UN catalano

Per moltissimi dei circa trecento studenti presenti a Barcellona per il Change the World Model UN catalano, si è trattata della primissima esperienza di simulazione degli organi delle Nazioni Unite.

Sono arrivati dall’Italia, dall’Inghilterra, dalla Francia ed una delegazione anche dalla Repubblica Domenicana, i giovanissimi ragazzi, tra i quattordici ed i quindici anni, che dal 4 al 6 maggio si sono riuniti nella bellissima città spagnola per la terza edizione del CWMUN Barcellona.

Come dei veri delegates, per tre giorni hanno indossato i panni di ambasciatori, in rappresentanza del Paese loro assegnatogli, e ne hanno rappresentato le posizioni e i punti di vista, hanno scritto risoluzioni, si sono confrontati con gli altri delegati ed hanno votato. Come nella realtà, hanno cercato soluzioni ai problemi di importanza mondiale.

Anche quest’anno il CWMUN si è svolto in collaborazione con la St Peter’s School, illustre scuola di Barcellona, e con la Singularity Foundation.
Prima dell’inizio della simulazione vera e propria, come da consuetidine, il progetto è  stato anticipato da alcune attività, dette “ice-breaking activity”, che hanno coinvolto tutti gli studenti per consentire loro di conoscersi meglio, a creare gruppi di lavoro e sono state utili per far entrare gli studenti nella dinamica del lavoro di gruppo.

L’inizio dei lavori delle commissioni si è svolto presso l’Aula Sacra dell’Universitat Abat Oliba CEU, pensata ed edificata da un allievo del “maestro” Antoni Gaudì. “In questo nuovo mondo, le sfide globali richiedono soluzioni globali” sono queste le parole con cui Claudio Corbino, Presidente di Associazione Diplomatici, ha inaugurato la Cerimonia di Apertura dei lavori. Parole che sono state seguite da quelle di Josep M. Ginjaume, Presidente della Singularity Foundation – “l’apprendimento deve essere inteso come un’attività altamente proattiva in cui lo studente è l’unico protagonista”. Importante per gli studenti è stata anche la presenza del Vice Rettore dell’università, Alessandro Mini, che con entusiasmo ha spiegato loro come – “dovremmo imparare tanto quanto questa Organizzazione (ONU) ci insegna, specialmente riguardo alla pace ed al suo mantenimento”.

Dal 4 al 6 maggio, la St Peter’s School è stata teatro della simulazione, dove i ragazzi all’interno delle commissioni si sono confrontati su importanti temi come: “Increase responsiveness of the International Community on human trafficking in the Mediterranean Sea” nella General Assembly; “The reform of the Security Council” nel Security Council B e di “Addressing the threat of foreign terrorist fighters in Europe” nel Security Council Counter-terrorism (SCTC).

All’interno di quest’ultima commissione, il SCTC, per la prima volta nella storia del CWMUN, è stata data la possibilità agli studenti di scegliere un’altra delle lingue ufficiali delle Nazioni Unite, lo spagnolo, da utilizzare come lingua nel dibattito.

La conferenza si è conclusa in un clima molto festoso presso la St Peter’s School, con la premiazione delle delegazioni che durante i lavori si sono distinte dimostrandosi più attente, più preparate, più abili, ma soprattutto più appassionate.

La simulazione di Barcellona, riservata agli studenti delle scuole superiori, per molti degli studenti che vi partecipano è un trampolino di lancio ed offre loro un’esperienza unica, ricca di cultura e storia dove iniziare a comportarsi da veri diplomatici, e questa edizione ne è stata la conferma.

 

Il Prof. Germano De Marzo, dall’Istituto Marcelline di Lecce alle Nazioni Unite di New York

Ha abbandonato il suo percorso di ricercatore all’Università per dedicarsi alla didattica. Il Prof. Germano De Marzo, è ormai l’insegnante di storia e filosofia presso l’Istituto Marcelline di Lecce da due anni. Insegna alle classi dell’ultimo anno del liceo classico, scientifico e linguistico e ad alcune classi del terzo anno.

Com’è il passaggio dall’università alla scuola?

Le giovani generazioni ti tengono giovane! Sono due mondi molto diversi, con i ragazzi del liceo devi instaurare un rapporto, vanno guidati e consigliati. L’insegnamento è un ruolo molto importante nella formazione di un giovane ragazzo.

Lei conosce i progetti di Diplomatici?

Io sono referente interno all’Istituto per quanto riguarda l’Alternanza Scuola-Lavoro. Attualmente abbiamo molte classi che fanno l’alternanza con i progetti organizzati da Associazione Diplomatici e gli studenti ne sono sempre entusiasti.

A quali eventi partecipa l’Istituto?

L’ultimo a cui hanno partecipato è il Change the World di New York, sono partiti 11 studenti. La prossima settimana una decina di ragazzi del terzo scientifico saranno a Roma per Democracy, la simulazione del Parlamento Italiano, e quest’anno per la prima volta, a maggio, alcuni studenti parteciperanno al Model Europe a Bruxelles. A novembre invece è la volta di Abu Dhabi e Dubai.

Lei ha mai partecipato ad un progetto di Diplomatici accompagnando i ragazzi?

Quest’anno per la prima volta sono stato a New York, una bellissima avventura sia per me che per i ragazzi. La simulazione alle Nazioni Unite è un’esperienza che rientra appieno nelle linee guida del nostro Istituto. Può sembrare banale ma gli studenti hanno avuto modo di confrontarsi con moltissimi altri studenti provenienti da tutto il mondo. “Hanno sperimentato il diverso” e questa cosa non ha prezzo.

Cosa l’ha colpita di più della simulazione?

Da insegnante di storia posso dire che la cosa più importante che hanno fatto durante la simulazione è stata quella di mettersi letteralmente nei panni di un altro Stato, in tutto e per tutto. Mi spiego, i ragazzi hanno dovuto rappresentare un paese che non è il loro. Prima della partenza hanno dovuto studiare molto e conoscere gli usi, i costumi, l’economia e la politica del Paese che avrebbero rappresentato alle Nazioni Unite, come dei veri delegates. Lo trovo un mondo molto interessante, stimolante ma soprattutto divertente di aprire i loro orizzonti al mondo.

Dunque per partecipare ai progetti di Diplomatici ci vuole non solo tanta curiosità ma anche grande motivazione e voglia di imparare.

I nostri ragazzi oggi vengono bombardati di informazioni ma non sono più incuriositi da nulla, danno per scontata l’informazione. Ai nostri ragazzi, la televisione e il web non offrono risposte concrete alle loro domande ma propinano delle risposte a cui devono adeguare il loro bisogno di verità. Sperimentare con mano esperienze come questa è sicuramente un banco di prova importantissimo per loro.

Secondo lei, qual è l’impatto che le simulazioni hanno sugli studenti?

La settimana scorsa, insieme ad un professore universitario ed una funzionaria dell’Unione Europea, ho tenuto una conferenza, presso il nostro Istituto, per sollecitare la curiosità degli studenti rispetto alle problematiche dell’Unione Europea in vista delle elezioni di maggio. Devo dire che i ragazzi che sono partiti, rispetto a quelli che sono rimasti in Italia, sono stati molto attenti, evidentemente la simulazione che hanno fatto a New York li ha avvicinati alle problematiche dell’Unione Europea e mondiali, li ha resi più curiosi.

Perché la sua materia è utile per gli studenti?

La storia è fondamentale perché è la materia più vicina a quelli che possono essere i temi trattati durante la simulazione, basti pensare che il topic di New York di quest’anno erano i 30 anni dalla caduta del muro di Berlino mentre la filosofia apre la mente. 

E sull’Alternanza Scuola-Lavoro cosa ci dice?

L’Associazione Diplomatici nei suoi progetti riesce a coniugare contemporaneamente due cose: l’alternanza, che è obbligatoria, con la cittadinanza che è un altro aspetto fondamentale nella nostra scuola. Secondo noi questi progetti sono un valore aggiunto al percorso formativo e didattico che la nostra scuola offre agli studenti.

In questi due anni di collaborazione che idea si è fatto di Associazione Diplomatici?

L’Associazione è molto credibile. Molti dei progetti di alternanza scuola-lavoro sono solo dei momenti di “posteggio” per gli studenti, non viene presa seriamente né dalle scuole e tantomeno dai ragazzi. Diplomatici invece dona concretezza a questo progetto.

Gli ospiti del CWMUN NYC 2019

Gli studenti sono stanchi ed emozionati per le giornate appena trascorse. Hanno discusso, si sono confrontati, hanno alzato anche i toni in certi casi. Hanno votato, si sono schierati, hanno trovato un accordo. Proprio come fanno i delegati dei Paesi di tutto il mondo. A fine giornata sono entrati nella General Assembly, hanno preso posto ed è iniziata la prima Cerimonia di chiusura di Change the World New York City 2019, quella dedicata ai ragazzi delle scuole.

Esponenti della cultura, dello sport, dell’industria, hanno portato le loro testimonianze ai giovani in sala. Nomi illustri come Lucio Caracciolo, Giuseppe Ayala, Enrico Letta, Angelino Alfano, Michel Platini, Ilaria Capua, Antonio Monda, Enrico Giovannini, hanno offerto esempi e incoraggiamento.

A inaugurarla il vice ambasciatore Stefano Stefanile, rappresentante dell’Italia alle Nazioni Unite. «Riceviamo un grande numero di studenti da ogni parte del mondo ed è un segno positivo, perché mostra l’interesse dei giovani nelle relazioni internazionali che oggi significa molto, perché aiuta a costruire una società più tollerante. E in questa particolare occasione l’Associazione Diplomatici, con i suoi illustri ospiti, eleva il valore della visita».

«I goals dell’Agenda 2030 ci devono ricordare il mondo che vogliamo», dice Enrico Giovannini, ex Ministro italiano del lavoro, intervistato da Giuseppe Scognamiglio. «Non ce n’è uno più importante degli altri, per realizzarli, però, abbiamo bisogno di una leadership unita e di un governo solido», conclude Giovannini, che invita i giovani a far sentire la propria voce e contribuire al cambiamento.

Il giornalista, scrittore e regista Antonio Monda, intervistato dalla collega Maria Latella, dà ai ragazzi alcuni tips per il successo. «Take the risk, non bisogna avere paura di fallire, se si prova ogni giorno e si fallisce, almeno si fallisce sempre meglio, fino a riuscirci. Quindi ragazzi ricordate sempre: “Try Again, Fail Again, Fail Better”».

Enrico Letta intervistato da Giuseppe Scognamiglio
Enrico Giovannini intervistato da Giuseppe Scognamiglio
Michel Platini, Marco Tardelli e Claudio Corbino
Alcuni ospiti del CWMUN durante la Cerimonia di chiusura

Si parla subito di muri, invece, durante la parte di cerimonia di chiusura dedicata agli studenti universitari. E lo si fa con Giuseppe Scognamiglio e Angelino Alfano. «Dobbiamo considerare il 1989 una grande vittoria – commenta Alfano riferendosi al topic principale di questa edizione di CWMUN New York – ma dobbiamo soprattutto imparare dalla storia per non ripetere gli stessi errori e difendere la nostra idea di società aperta».

I giovani delegates l’hanno definita “una vera rockstar, è riuscita a parlarci di argomenti importantissimi intrattenendoci e non facendoci mai annoiare”.  «Sono felice di essere a New York e di essere all’ONU per confrontarmi con voi studenti. Sono tempi difficili, è vero, ma c’è altro a cui pensare, bisogna inventare novità e crederci». Sono le parole che Ilaria Capua, virologa italiana che si è distinta per le sue ricerche e per la sua lotta all’accesso libero delle informazioni sui virus, specialmente quello dell’ebola, dedica ai ragazzi. E parla proprio dei vaccini, il suo cavallo di battaglia, conquistandosi con la sua energia l’applauso del pubblico. «La scienza può fare errori, proprio come le persone, ma insieme salviamo vite. Divisi non possiamo».

Lo speech di Ilaria Capua all’ONU
Alcuni ospiti della Cerimonia di Chiusura

Poi è la volta di Giuseppe Ayala, ex magistrato che ha concluso la cerimonia con un ringraziamento: «Questo anziano difensore della legalità vi ringrazia. Vedervi impegnati in un confronto sulla base del dialogo e del rispetto mi da fiducia. Ho fiducia in voi per il futuro».

Ma fra tutti gli ospiti ha torreggiato la testimonianza di Liliana Segre, intervistata in video-conferenza da Myrta Merlino: «Le cose si dimenticano – ha ammonito la senatrice, una delle più autorevoli voci nel mondo a testimonianza della shoa – e i sentimenti osceni di intolleranza riemergono. E ciò che li fa riemergere è l’indifferenza generale». La platea di 3 mila ragazzi è balzata in piedi ad applaudirla, quasi a volerle testimoniare che fra loro non c’era indifferenza, ma impegno e passione.

Simone Cucco, 23 anni da Torino racconta che “È la primissima volta che partecipo ad un progetto di Associazione Diplomatici. Un’esperienza estremamente formativa ed educativa e che riesce a far comprendere ai ragazzi l’importanza della partecipazione e della consapevolezza. Di questa simulazione mi hanno colpito moltissimo le procedure, i sistemi di votazione, il rapporto che si instaura con gli altri ragazzi fino a questi ospiti meravigliosi che sono riusciti davvero a lasciare qualcosa di grande nelle coscienze di tutti noi. Per emozione personale l’ospite che mi è piaciuta di più è stata la senatrice Liliana Segre. Da grande vorrei impegnarmi nella psicologia delle emergenze, il mio sogno è dare un piccolo contributo al mondo“.

Premiazioni delle scuole
La gioia delle delegazioni vincenti
Corbino ed i ragazzi del cwmun

 

Michel Platini special guest all’ONU per 3000 studenti

Trenta anni fa con il crollo del Muro di Berlino si chiudeva una pagina nera del Novecento e si apriva un futuro carico di cambiamenti e di problemi. Aver cancellato il simbolo della divisione del mondo in due blocchi non ha però eliminato la nascita di nuovi muri, invisibili e per questo più pericolosi. E’ contro queste barriere che gli ambasciatori di domani dovranno misurarsi unendo le forze. Quale sede migliore dell’ Onu per raccogliere la sfida? Proprio nell’aula della Assemblea Generale gli oltre tremila studenti italiani e di altri 110 paesi portati a New York dall’ Associazione Diplomatici si sono misurati su questo grande tema e argomenti più specifici come il terrorismo, il riscaldamento globale, la proliferazione di armi di distruzione di massa nella ottava edizione di Change The World, la tre giorni simulazione dei lavori delle Nazioni Unite.

Imparate dagli errori ed evitate di ripeterli. Abbattete i muri che non si vedono, pregiudizi, razzismo, intolleranza, politica e religiosa – ha detto nella cerimonia inaugurale Claudio Corbino, il fondatore della Ong riconosciuta partner ufficiale dell’ Onu -. Dentro ognuno di voi c’ è un talento nascosto. Rispettare le regole, lavorare duro, è la strada per il successo“. L’appuntamento che ogni anno si ripete nel Palazzo di Vetro è l’ evento più prestigioso della rete di occasioni proposte dall’associazione e la risposta quest’ anno ha toccato il picco di iscrizioni, il numero degli stranieri ha superato quello degli italiani e la novità sono i 40 studenti dall’Australia.

Ad accogliere i ragazzi nella General Assembly Hall, anche Maria Latella, giornalista, blogger e conduttrice televisiva che ha moderato il panel con Lucio Caracciolo, direttore di Limes e l’ambasciatrice Mariangela Zappia, rappresentante permanente dell’Italia nelle Nazioni Unite. ”Con il muro costruito nel 1961 ognuno sapeva da che parte stare. Quando cadde molti pensarono che con una Germania unita, si sarebbe arrivati a una Europa Unita e a un mondo più unito. Non è andata così. Si sono creati altri muri, la moltiplicazione di stati, tutto è diventato più complicato. Combattete per le vostre idee. Non dovete essere semplici spettatori ma giocatori protagonisti” – dice ai ragazzi Lucio Caracciolo mentre l’ambasciatrice definisce “un grande privilegio essere europei nell’ Unione Europea. In ogni famiglia ci sono problemi ma la famiglia è comunque un valore”.

L’ex premier Enrico Letta ha messo in guardia “dal peggioramento della democrazia, dai populismi e dai nazionalismi“. “Nel confronto con la Cina e gli Stati uniti l’ Unione Europea può essere protagonista solo se unita – ha detto -. L’Ue è stata troppo concentrata sulla finanza e sui mercati. L’educazione e la cultura devono tornare al primo posto. Dobbiamo chiedere ai nuovi leader l’ estensione del progetto Erasmus“. 

Michel Platini non si sottrae alle domande sul calcio dopo aver parlato di valori e del suo passato di campione stellare, una ‘lectio magistralis’ per gli oltre tremila studenti italiani e di altri 110 Paesi riuniti a New York per l’ ottava edizione di Change the World.  “Le Roi” è stato l’ ospite d’ onore della cerimonia di apertura della simulazione dei lavori delle Nazioni Unite. Con lui, a rievocare i tempi d’ oro della Juventus e della Nazionale, l’ amico e collega Marco Tardelli, che dell’ Associazione è testimonial da cinque anni. “E’ stata una bella emozione ha commentato – . Il luogo è bellissimo. E’ il centro del mondo. E’ qui che si fa la pace. Era giusto accettare l’ invito per parlare ai giovani di leadership. Ho cercato di parlare a loro da dirigente”.

Durante le tre giornate di simulazione, gli oltre tremila studenti si sono subito immersi nel ruolo di ambasciatori, ministri e primi ministri replicando gli incontri di G8, G20, Banca Mondiale e Fondo Monetario internazionale. Si sono svolti gli incontri delle commissioni, il dialogo e il lavoro di lobbying per costruire le alleanze in vista delle votazioni delle risoluzioni.
Bruna Saavedra, 22 anni che studia alla Università of western London, era la delegata italiana nell’ Assemblea Generale. “Sono portoghese e mi sento a mio agio a rappresentare un paese pacifico come l’Italia. Stiamo affrontando il tema della proliferazione delle armi di distruzione di massa. E’ facile relazionarsi con i delegati degli altri paesi perché quando si parla di questi argomenti l’Europa è politicamente abbastanza unita. In questo momento il problema principale per l’Italia è l’immigrazione ma secondo me non è così forte come ad esempio per il Regno Unito. Mi sembra che il nervosismo sia dovuto alla situazione politica europea per questo si chiudono le porte a chi arriva dall’estero“.
Francesco Zagara e Giulia Gianmatteo, sedicenni del liceo Democrito di Roma, rappresentavano la Federazione Russa. “Ci piacerebbe fare la carriera diplomatica – dicono – . Qui ci si confronta con tante persone nuove, si capiscono le realtà degli altri paesi, e il nostro inglese migliora. I genitori ci hanno incoraggiato. Spendere soldi in queste esperienze che ci rimarrà impressa per sempre é un investimento per il futuro“. 

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