Open Call for NGOs to apply for Consultative Status with the United Nations

Diventare una NGO in Status Consultivo con ECOSOC

Il 1 ° giugno 2020 è l’ultimo giorno per le organizzazioni non governative che chiedono lo status consultivo nel Consiglio economico e sociale (ECOSOC). Lo stato consultivo ECOSOC è regolato dalla risoluzione ECOSOC 1996/31, che delinea i requisiti di ammissibilità, i diritti e gli obblighi delle ONG nello stato consultivo, le procedure per il ritiro o la sospensione dello status consultivo, il ruolo e le funzioni del Comitato ECOSOC sulle ONG e le responsabilità del segretariato delle Nazioni Unite nel sostenere le relazioni consultive. Lo status consultivo è concesso dall’ECOSOC su raccomandazione del comitato ECOSOC sulle ONG, che è composto dagli Stati membri.

Chi può presentare domanda?

È possibile stabilire relazioni consultive con organizzazioni pubbliche o di volontariato internazionali, regionali, sub regionali e nazionali non governative, senza fini di lucro. Le ONG affiliate a un’organizzazione internazionale già in status possono essere ammesse purché possano dimostrare che il loro programma di lavoro ha una rilevanza diretta con gli scopi e gli scopi delle Nazioni Unite.

Per avere diritto allo status consultivo, una ONG deve essere registrata ufficialmente come autorità non governativa / ONG da almeno due anni, deve avere un quartier generale stabile, uno statuto adottato democraticamente, una struttura rappresentativa, adeguati meccanismi di responsabilità e processi decisionali democratici e trasparenti.

Quali sono i vantaggi?

Le ONG accreditate presso l’ECOSOC possono partecipare a numerosi eventi, tra cui, a titolo esemplificativo, sessioni periodiche dell’ECOSOC, il Forum politico di alto livello sullo sviluppo sostenibile, le sue commissioni funzionali e gli altri organi sussidiari. Le ONG possono:
– Partecipare alle riunioni ufficiali;
– Invia dichiarazioni scritte prima delle sessioni;
– Fare dichiarazioni orali;
– Incontra delegazioni governative ufficiali e altri rappresentanti delle ONG;
– Organizzare e partecipare a eventi paralleli che si svolgono durante la sessione;
– Partecipa a dibattiti, dialoghi interattivi, tavole rotonde e riunioni informali.

Le organizzazioni istituite da governi o accordi intergovernativi non sono considerate ONG.

 

Per ulteriori informazioni sullo status, fare clic qui.
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Per vedere il video i video tutorial su come inviare la domanda clicca qui

public speaking

#iorestoacasa e mi esercito sul public speaking

Saper parlare in pubblico è una dote che non tutti hanno naturalmente e che spesso si acquisisce con il tempo e con la pratica. Il carattere sicuramente incide su questa caratteristica, i più timidi avranno probabilmente qualche difficoltà in più a lasciarsi andare davanti a una platea, anche se le loro idee sono altrettanto valide rispetto a chi, di natura, è più sciolto e in confidenza con questa tecnica. Pensate, però, che anche politici e personalità del mondo dello spettacolo, abituati per mestiere a parlare in pubblico, spesso si esercitano con professionisti e con tecniche precise. E anche noi di Associazione Diplomatici, durante i nostri corsi di preparazione, vi ripetiamo spesso quanto sia importante lasciarsi andare per far valere le proprie idee durante i nostri progetti e non solo.

Ecco perché vogliamo darvi qualche consiglio per sfruttare questo periodo in casa per prepararvi ad affrontare il grande pubblico. Può sembrare una contraddizione, ma vedrete che allenandovi con le giuste tecniche vi sembrerà più facile prendere in mano un microfono e condividere le vostre idee con 50, 100 o più persone senza farvi tradire troppo dall’emozione.

1) Lo specchio può diventare il vostro alleato

Stabilite quello che volete dire, raccogliete le idee, fate una scaletta dell’ordine in cui vanno espresse (anche scritta, perché no?) e guardandovi negli occhi cominciate il vostro discorso, ad alta voce. È un esercizio che col tempo vi fare acquisire sicurezza!

2) Non imparate il discorso a memoria 

Quando sarà il momento di affrontare la platea, ricordate che non è consigliabile imparare il discorso a memoria, si rischia di andare in tilt non appena dimenticate una sola parola! È preferibile avere una scaletta con i punti principali e sapere ciò che si vuole dire, ma con un po’ di naturalezza e spontaneità!

3) Guardate in faccia “il nemico”

Stabilite un contatto visivo con chi vi sta ascoltando, apparirete più sicuri e disinvolti! Fate anche qualche domanda al pubblico, possibilmente su qualcosa che sapete già vi troverà d’accordo!

4) Utilizzate immagini e grafici 

Utilizzare dei supporti visivi come immagini o grafici aiuta il pubblico a concentrarsi su ciò che state dicendo e può aiutare anche voi ad avere un appiglio quando state per perdere la rotta. I supporti visivi sono sempre più importanti per aumentare la chiarezza del discorso in pubblico.

Siete pronti a mettervi in gioco? Fateci sapere cosa ne pensate commentando questo articolo o scrivendo sui nostri social utilizzando gli hashtag #andràtuttobene, #iorestoacasa, #staywithDiplomatici.

#iorestoacasa e leggo!

Ciao ragazzi! Comincia un’altra settimana particolare, in cui tutti noi dobbiamo evitare di uscire per contribuire a superare il più velocemente possibile questo momento delicato in cui ci troviamo.

Vogliamo starvi vicini – virtualmente si può! – provando anche a darvi qualche consiglio su come trascorrere il tempo dopo le lezioni scolastiche che seguite online.

Restare a casa può essere un’eccellente occasione per fare qualcosa che ci piace, ma che spesso siamo costretti a rimandare. Dedicare del tempo alla lettura è un ottimo modo per scoprire nuovi mondi, scovare nuovi romanzi imperdibili, conoscere un grande classico che non avevamo ancor letto, o interessarci ad una tematica mai approfondita leggendo un bel saggio. Voi cosa leggerete? Avete già la vostra wishlist? Avete cominciato quel libro che avete sul comodino da un po’?

Se siete ancora alla ricerca del libro giusto da leggere, possiamo proporvi qualche titolo.

Innanzitutto, vi informiamo che sono stati recentemente svelati i 12 libri finalisti del Premio Strega. Scopriamoli insieme!

 

la nuova stagione

La nuova stagione di Silvia Ballestra (Bompiani)

Si narra che la Sibilla, adirata contro le fate che si attardavano a ballare il salterello con i pastori, avrebbe scagliato loro le pietre che divennero poi il paese di Arquata del Tronto: pietre destinate a rotolare di nuovo, drammaticamente, durante il terremoto. Le sorelle Nadia e Olga si sentono a casa proprio qui, in questa terra che si muove, e che scendendo dai monti Sibillini verso il mare si fa campagna. Il loro papà ha trascorso la vita coltivando i campi, perciò ancora oggi la famiglia viene trattata con rispetto. Ma adesso tutto è cambiato.

 

 

 

città sommersa

Città sommersa di Marta Barone (Bompiani)

Il ragazzo corre nella notte d’inverno, sotto la pioggia, scalzo, coperto di sangue non suo. Chiamiamolo L.B. e avviciniamoci a lui attraverso gli anni e gli eventi che conducono a quella notte. A guidarci è la voce di una giovane donna brusca, solitaria, appassionata di letteratura, e questo romanzo è memoria e cronaca del confronto con la scomparsa del padre, con ciò che è rimasto di un legame quasi felice nell’infanzia felice da figlia di genitori separati, poi fatalmente spinoso, e con la tardiva scoperta della vicenda giudiziaria che l’ha visto protagonista.

 

 

 

febbre

Febbre di Jonathan Bazzi (Fandango Libri)

Jonathan ha 31 anni nel 2016, un giorno qualsiasi di gennaio gli viene la febbre e non va più via, una febbretta, costante, spossante, che lo ghiaccia quando esce, lo fa sudare di notte quasi nelle vene avesse acqua invece che sangue. Aspetta un mese, due, cerca di capire, fa analisi, ha pronta grazie alla rete un’infinità di autodiagnosi, pensa di avere una malattia incurabile, mortale, pensa di essere all’ultimo stadio. La sua paranoia continua fino al giorno in cui non arriva il test dell’HIV e la realtà si rivela: Jonathan è sieropositivo, non sta morendo, quasi è sollevato.

 

 

 

la misura del tempo

La misura del tempo di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Tanti anni prima Lorenza era una ragazza bella e insopportabile, dal fascino abbagliante. La donna che un pomeriggio di fine inverno Guido Guerrieri si trova di fronte nello studio non le assomiglia. Non ha nulla della lucentezza di allora, è diventata una donna opaca. Gli anni hanno infierito su di lei e, come se non bastasse, il figlio Iacopo è in carcere per omicidio volontario. Guido è tutt’altro che convinto, ma accetta lo stesso il caso; forse anche per rendere un malinconico omaggio ai fantasmi, ai privilegi perduti della giovinezza.

 

 

 

ragazzo italiano

Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari (Feltrinelli)

La vita di Ninni, figlio del dopoguerra, attraversa le durezze da prima Rivoluzione industriale della provincia lombarda, il tramonto della civiltà rurale emiliana, l’esplosione di vita della Milano socialdemocratica. E insieme Ninni impara a conoscere le insidie degli affetti, la sofferenza, persino il dolore, che si cela anche nei legami più prossimi. Da ragazzino, grazie alla nonna, scopre di poter fare leva sull’immenso continente di esperienze e di emozioni che i libri gli spalancano di fronte agli occhi. Divenuto consapevole di sé e della sua faticosa autonomia, il ragazzo si scava, all’insegna della curiosità e della volontà di sapere, quello che sarà il proprio posto nel mondo.

 

 

giovanissimi

Giovanissimi di Alessio Forgione (NN Editore)

Marocco ha quattordici anni e vive con il padre a Soccavo, un quartiere di Napoli. La madre li ha abbandonati qualche anno prima, senza dare più notizie di sé, e lui vive quell’assenza come una ferita aperta, un dolore sordo che non dà pace. Frequenta il liceo con pessimi risultati e le sue giornate ruotano attorno agli allenamenti e alle trasferte: insieme a Gioiello, Fusco e Petrone è infatti una giovane promessa del calcio, ma nemmeno le vittorie sul campo riescono a placare la rabbia e il senso di vuoto che prova dentro. Finché non accadono due cose: l’arrivo di Serena, che gli porta un amore acerbo e magnifico, e la proposta di Lunno, il suo amico più caro, che mette in discussione tutte le sue certezze.

 

 

breve storia del mio silenzio

Breve storia del mio silenzio di Giuseppe Lupo (Marsilio)

Un bimbo che a quattro anni perde l’uso del linguaggio, da un giorno all’altro, alla nascita della sorella. Da quel momento il suo destino cambia, le parole si fanno nemiche, anche se poi, con il passare degli anni, diventeranno i mattoni con cui costruirà la propria identità. Breve storia del mio silenzio è il romanzo di un’infanzia vissuta tra giocattoli e macchine da scrivere, di una giovinezza scandita da fughe e ritorni nel luogo dove si è nati, sempre all’insegna di quel controverso rapporto tra rifiuto e desiderio di dire che accompagna la vita del protagonista.

 

 

tutto chiedeva salvezza

Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli (Mondadori)

Ha vent’anni Daniele quando, in seguito a una violenta esplosione di rabbia, viene sottoposto a un TSO: trattamento sanitario obbligatorio. È il giugno del 1994, un’estate di Mondiali. Al suo fianco, i compagni di stanza del reparto psichiatria che passeranno con lui la settimana di internamento coatto: cinque uomini ai margini del mondo. Personaggi inquietanti e teneri, sconclusionati eppure saggi, travolti dalla vita esattamente come lui. Come lui incapaci di non soffrire, e di non amare a dismisura.

 

 

 

almarina

Almarina di Valeria Parrella (Einaudi)

Può una prigione rendere libero chi vi entra? Elisabetta insegna matematica nel carcere minorile di Nisida. Ogni mattina la sbarra si alza, la borsa finisce in un armadietto chiuso a chiave insieme a tutti i pensieri e inizia un tempo sospeso, un’isola nell’isola dove le colpe possono finalmente sciogliersi e sparire. Almarina è un’allieva nuova, ce la mette tutta ma i conti non le tornano: in quell’aula, se alzi gli occhi vedi l’orizzonte ma dalla porta non ti lasciano uscire. La libertà di due solitudini raccontata da una voce calda, intima, politica, capace di schiudere la testa e il cuore.

 

 

 

vita morte e miracoli

Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio di Remo Rapino (Minimum Fax)

Liborio Bonfiglio è una “cocciamatte”, il pazzo che tutti scherniscono e che si aggira strambo e irregolare sui lastroni di basalto di un paese che non viene mai nominato. Eppure nella sua voce “sgarbugliata” il Novecento torna a sfilare davanti ai nostri occhi con il ritmo travolgente e festoso di una processione con banda musicale al seguito. Perché tutto in Liborio si fa racconto, parola, capriola e ricordo: la scuola, l’apprendistato in una barberia, le case chiuse, la guerra e la Resistenza, il lavoro in fabbrica, il sindacato, il manicomio, la solitudine della vecchiaia.

 

 

 

il colibri

Il colibrì di Sandro Veronesi (La nave di Teseo)

Il colibrì è tra gli uccelli più piccoli al mondo; ha la capacità di rimanere quasi immobile, a mezz’aria, grazie a un frenetico e rapidissimo battito alare. La sua apparente immobilità è frutto piuttosto di un lavoro vorticoso, che gli consente anche, oltre alla stasi assoluta, prodezze di volo inimmaginabili per altri uccelli come volare all’indietro… Marco Carrera, il protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi, è il colibrì.

 

 

 

Altri romanzi assolutamente da leggere, più che mai in questo periodo, sono L’amore ai tempi del colera e Cent’anni di solitudine, dello scrittore colombiano Gabriel García Márquez, Premio Nobel per la letteratura. Leggere, infatti, non ci porta solo alla scoperta dei nuovi libri e nuovi autori, ma anche della nostra anima. E in questo momento più che mai, testi come questi che raccontano di sentimenti forti che durano, possono contribuire a farci riflettere sul momento epocale che stiamo vivendo.

Scriveteci nei commenti o condividete il vostro consiglio di lettura con la nostra community sui canali social utilizzando gli hashtag #andràtuttobene, #iorestoacasa, #staywithDiplomatici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Diventare ambasciatrice: il sogno di Amalia diventa realtà grazie a CWMUN Emirates

Una settimana negli Emirati Arabi con più di 500 coetanei da ogni parte del mondo. Il sogno di Amalia Guzzardi, studentessa di 16 anni al liceo scientifico Galileo Galilei di Catania, si è avverato. Dopo l’esperienza trascorsa con Associazione Diplomatici a New York, lo scorso marzo, Amalia ha preso parte a CWMUN Emirates, il progetto che le ha dato la possibilità di perfezionare le sue doti di public speaking, writing e team working, avvicinandola ancora di più al mondo diplomatico.

«Essendo la seconda esperienza mi sentivo più tranquilla, anche se non è mancata l’emozione – racconta Amalia. È stato bellissimo, è un’avventura diversa da quella di New York, perché negli Emirati Arabi si scopre una nuova cultura, nuovi modi di vivere, nuovi ambienti».

E Amalia, come tanti coetanei, si aspettava un popolo chiuso, conservatore, pieno di regole e contraddizioni. «Pensavo addirittura di non poter andare in giro per le strade a maniche corte, ma in realtà è un Paese occidentalizzato, molto aperto e pieno di persone che vengono da tutte le parti del mondo, proiettato al futuro. Mi ha colpito soprattutto il fatto che nonostante la ricchezza degli Emirati sia basata principalmente sul petrolio, è possibile vedere come si stiano indirizzando verso energie più pulite, un grande segno di civiltà».

«Ho potuto visitare Dubai in modo più approfondito rispetto ad Abu Dhabi – aggiunge parlando dell’aspetto turistico del progetto – dove sono stata impegnata maggiormente nei lavori di simulazione e durante la conferenza. Ho avuto la sensazione che fosse più frenetica, mentre Dubai è più rilassata, si respira un clima più vacanziero. Sarà per le spiagge meravigliose o per i palazzi imponenti, per la modernità che ti circonda. Quello che mi è piaciuto di più è stato fare il bagno a mare a Dubai, perché ti trovi in una spiaggia circondata dai grattacieli con un mare super pulito. Tra l’altro c’è un basso tasso di criminalità che ci permetteva di lasciare le nostre cose senza preoccuparci che ce le rubassero. Anche la serata trascorsa nel deserto e il giro in jeep e sul cammello sono esperienze che non dimenticheremo».

Durante la conferenza di Abu Dhabi che si svolge nelle giornate di simulazione, in cui i ragazzi vestono i panni degli ambasciatori che lavorano alle Nazioni Unite, Amalia insieme a un altro ragazzo ha rappresentato la Germania nel Consiglio di sicurezza. «È stata un’esperienza altamente formativa perché mi sono trovata a parlare molto con gli altri ragazzi ed è stato interessante il fatto che la maggior parte della mia commissione era formata da ragazzi provenienti dagli Emirati, che all’inizio pensavamo fossero americani o europei. Ed è stato interessante confrontarci con loro e mettere a paragone ciò che impariamo noi nelle scuole italiane e ciò che invece imparano loro. Erano molto preparati sul funzionamento delle Nazioni Unite e su tutti gli aspetti legati al progetto, la qualità era davvero molto alta».

E anche gli interventi dei tanti ospiti presenti hanno arricchito ulteriormente il bagaglio culturale della giovane delegata. «Ci sono stati molti ospiti interessanti, da Giuseppe Ayala a Francesco De Gregori, ma in particolare ho apprezzato l’incontro che si è svolto al consolato di Dubai con la console italiana Valentina Setta, che è stato formativo e stimolante perché ci ha illustrato il suo ruolo come ambasciatrice negli Emirati». Un ruolo che forse un giorno ricoprirà anche Amalia, che dopo la scuola vuole studiare Scienze Politiche in ambito internazionale. «Il mio desiderio sarebbe quello di diventare ambasciatrice e rappresentare il mio Paese in giro per il mondo».

 

 

 

 

L’esperienza di Micol, Best delegate al CWMUN New York 19

«Ho scelto di partecipare al CWMUN New York 2019 perché, essendo arrivata al terzo anno di Giurisprudenza, ho ritenuto di avere una preparazione e un bagaglio culturale tali da farmi comprendere cosa significa effettivamente “diventare un diplomatico” per tre giorni».

E non si sbagliava la catanese Micol Gualberto, che alla fine delle giornate di simulazione alle Nazioni Unite ha ottenuto il riconoscimento di “Best delegate”. «È veramente difficile descrivere cosa è stata per me questa esperienza – commenta – Alla partenza i ricordi di questo viaggio risalivano al 2009, quando ho partecipato con i Diplomatici alla mia prima simulazione, all’età di 12 anni».

Oggi, a distanza di anni, non sono cambiate le emozioni provate all’interno del palazzo dell’ONU. «Sicuramente le emozioni che ho provato in quest’ultima occasione sono state di ogni tipo: dalla paura di parlare in pubblico a quella di mettermi in gioco e di assumere un ruolo di un certo spessore per risolvere problemi come il traffico illecito della droga nel mondo».

Micol ha infatti rappresentato la Russia nella “Commission of Narcotic Drugs”. «Anche se si svolge in soli tre giorni è un’esperienza che fa maturare, mettendoti a stretto contatto con i problemi di attualità e affidandoti, in un certo senso, il destino del mondo».

E portare a casa l’attestato consegnatole per aver vinto il premio come “Best delegate” è stata per Micol l’emozione più grande, il riconoscimento del suo lavoro. «È stato incredibile essere premiata nel “Palazzo di vetro” insieme agli altri ragazzi provenienti da tutto il mondo. Mi sento di consigliare questa esperienza a tutti i miei coetanei, non solo a coloro che in questo settore vedono il loro futuro, ma anche a quelli che vogliono mettersi in gioco, affrontare le loro paure e guardare il mondo da un’altra prospettiva. È proprio questo quello che occorre in questo particolare momento storico, sia a livello nazionale che europeo».

cwmunemirates

«Io, ambasciatore dell’Arabia Saudita a 17 anni»

Nel 2017 ha partecipato a CWMUN New York, nel 2018 è volato negli Emirati Arabi per CWMUN Emirates, e oggi vuole condividere la sua esperienza con i coetanei in cerca della strada giusta da seguire per il proprio futuro. Salvatore Nicolosi, 17 anni, frequenta l’ultimo anno al liceo scientifico Concetto Marchesi di Mascalucia e parla del Change the World come di «un’esperienza altamente formativa».

«Quella negli Emirati Arabi lo è stata probabilmente anche più di quella negli Stati Uniti – chiarisce – perché ero già preparato e ho avuto modo di prendere parte più attivamente alle conferenze». Che si sono svolte durante i primi tre giorni negli Emirati nella New York University Campus ad Abu Dhabi.

«Rappresentavo l’Arabia Saudita, che in quel contesto era molto importante, tutti conoscevano il mio Paese e mi cercavano per le coalizioni. In questo senso sono stati fondamentali i corsi che ho frequentato prima della partenza, dove si affrontano gli argomenti che poi vengono trattati negli Emirati». Il tema principale era Climate Change, che i ragazzi hanno approfondito anche cercando notizie online. «Ci sono stati numerosi dibattiti e anche qualche scontro fra delegati, ma fa parte del gioco della simulazione. Durante le conferenze abbiamo conosciuto anche tanti nostri coetanei che vivono lì e con alcuni siamo ancora in contatto, tant’è che ho amici dell’Asia, della Cina e dell’America e magari andrò anche a trovarli».

Studenti con cui Salvo ha condiviso anche il tour turistico, prima di Abu Dhabi, dove il gruppo ha visitato la moschea e i grattacieli, poi di Dubai dove sono giunti percorrendo la famosa strada in mezzo al deserto. «Abbiamo visto il grattacielo più alto del mondo, la spiaggia di Palm Island dove sorge il lussuoso hotel a forma di vela, il mercato, il Dubai Mall, l’acquario, la piazza con le fontane d’acqua. Il mio momento preferito, però, è stato quello della cena nel deserto, che abbiamo raggiunto con delle auto speciali facendo quello che loro chiamano surf nel deserto, per ammirare il tramonto e assaggiare i piatti tipici».

È stato emozionante per Salvo e i giovani colleghi toccare la sabbia del deserto, correre in mezzo al nulla, vedere da vicino i cammelli e incontrare le persone del posto, che hanno tatuato i ragazzi con l’henné e hanno fatto assaggiare loro la carne, il pollo, le spezie e anche una sorta di raviolo all’italiana.

«Quando stai per entrare nel deserto vedi ancora i grattacieli che si affacciano, ma più ti addentri e più ti ritrovi solo, attorniato solo dal rosso del sole che si riflette nelle dune. Sei nella linea di confine tra il nuovo e il nulla, tra la tradizione e la modernità».

L’atmosfera che si respira negli Emirati, dice Salvo, è assolutamente diversa da quella a cui siamo abituati. «Non è come si pensa, che i Paesi Arabi essendo conservatori hanno una mentalità molto chiusa, anzi. In giro ci sono molti turisti e la popolazione è multinazionale, lì lavorano americani, cinesi e persone da tutto il mondo. Prima di partire immaginavo un popolo che vestiva allo stesso modo con abiti scuri e lunghi, invece la gente è molto varia. Gli uomini vestono di bianco, alcuni in determinate ore del giorno si rivolgono verso la mecca per pregare, mentre altri continuano a svolgere le loro mansioni. La gente è diversa, le culture sono diverse. Certo, sicuramente la religione è più sentita che da noi, per entrare in moschea c’erano regole molto rigide: niente foto, niente scarpe, niente urla e schiamazzi. Anche le foto fuori puoi farle accennando un sorriso, senza alzare le mani».

Se la consiglierebbe? Non ha dubbi Salvo, anzi, la rifarebbe immediatamente. «Per entrare in Associazione Diplomatici e vivere al meglio le proprie esperienze di vita, Emirates e New York sono progetti da fare». Se dovesse scegliere in quale dei due posti vivere, però, Salvo non esiterebbe a scegliere New York. «Amo New York e la sua modernità, anche se in ambito lavorativo entrambe offrono le stesse opportunità. Perché il lavoro c’è, ci sono grandi aziende che assumono e se hai le competenze e la voglia puoi trovare la tua strada».

La sua, presumibilmente, sarà in campo economico. «L’anno prossimo mi iscriverò in Economia a Milano, poi sicuramente andrò fuori». E torna sempre l’idea dell’America, di cui ama la gente e la frenesia. «Tutti corrono e non sai perché, ma ti viene la voglia di correre con loro ed essere assorbito dal flusso».

«CWMUN Emirates mi ha fatto innamorare degli Emirati Arabi»

CWMUN New York e CWMUN Emirates sono due dei progetti principali che Associazione Diplomatici ogni anno propone agli studenti di tutto il mondo, con l’obiettivo di formare una nuova generazione più consapevole e internazionale.

Damiano Di Giovanni, studente diciassettenne del liceo Galileo Galilei di Catania, ha partecipato nel 2018 a entrambe le esperienze, arricchendo sotto molteplici punti di vista il suo bagaglio culturale e umano.

«Sono ripartito dopo il primo viaggio per riprovare l’esperienza dell’assemblea in un ambiente nuovo, stimolante e competitivo, in cui si può crescere molto – racconta Damiano, che a New York ha vinto il premio per il best position paper. Il timore più grande era quello di affrontare dei public speaking di fronte a tante persone – aggiunge – La prima volta non avendo avuto nessuna esperienza è stato complicato, ma poi prendendo la giusta confidenza con se stessi e con gli altri si acquisisce la giusta padronanza».

«Ho imparato a entrare in contatto con persone di altre nazionalità e ho avuto la possibilità di esercitarmi con la lingua e di migliorare il mio inglese, che oggi è assolutamente necessario per lavorare in tutto il mondo – dice lo studente. Ma anche fare ricerche sugli altri Paesi, entrare in contatto con le principali tematiche di geopolitica, conoscere culture da tutto il mondo».

Futuro medico, conclusi gli studi Damiano si stabilirebbe a Dubai senza pensarci due volte. «La sceglierei per il clima più esotico e per la sua modernità, oltre per il fatto che offre nuove opportunità, forse anche più dell’America». E se a New York a emozionarlo in modo particolare è stata la cerimonia di apertura, quando ha parlato l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton – che tornerà quest’anno come guest of honour -, a Emirates è stata la gita nel deserto l’esperienza che non dimenticherà mai, visto che, dice, «non capita tutti i giorni».

«La cultura negli Emirati è differente. La globalizzazione ha reso New York una città più simile ai Paesi europei, mentre gli Emirati Arabi sono diversi per quando riguarda gli usi, i costumi, il cibo, la concezione delle persone. E mi ha fatto piacere conoscere e rapportarmi con la loro cultura».

Il futuro di Rocco? La carriera diplomatica a New York

Ha cominciato da qualche giorno il suo percorso universitario in Giurisprudenza e grazie alle esperienze vissute con CWMUN New York ed Emirates il diciannovenne Rocco Pignataro ha già le idee chiare su cosa vuole dal futuro.

«Grazie a queste esperienze ho capito che la mia strada è quella della carriera diplomatica – dice subito Rocco – I due progetti sono molto diversi tra loro – aggiunge – quello negli Emirati sicuramente è più esotico per la località, mentre quello di New York è più affascinante per il fatto stesso di trovarsi in America e di poter entrare nel palazzo di vetro, uno dei posti più importanti quando si parla di geopolitica e politica internazionale».

A distanza di pochi mesi Rocco, che ha avuto la menzione d’onore a New York, dove rappresentava gli Emirati Arabi, li ha vissuti entrambi. «Ho deciso di rimettermi alla prova perché volevo provare un’esperienza simile a quella di New York e la località orientale mi affascinava particolarmente. Gli aspetti positivi sono molti simili: trovarsi all’interno di una simulazione con persone che vengono da tutte le parti del mondo, la possibilità di mettersi alla prova e sperimentare le proprie capacità di public speaking e di saper trovare soluzioni».

Nessun timore per Rocco. «Per New York ero molto motivato perché stavo andando ad affrontare un’esperienza totalmente nuova, ma anche per Emirates ero altrettanto motivato. A New York ho imparato a saper parlare di fronte a un pubblico ampio e variegato a livello di nazionalità, mentre a Dubai ho messo in pratica quello che avevo imparato dalla prima esperienza. Il momento più bello per la prima esperienza ovviamente è stato quello della premiazione, mentre ad Abu Dhabi e Dubai è stata senza dubbio la gita nel deserto».

Se dovesse fare le valigie e stabilirsi in una delle due location, comunque, Rocco sceglierebbe la caotica New York. «La adoro come città e so già che offre numerosi sbocchi nel mio campo».

La grinta di Paola tra New York e gli Emirati Arabi

«Dopo CWMUN New York ho avuto la conferma che la strada del diritto internazionale fosse quella che mi appassionava di più e ho voluto avere un’ulteriore conferma partecipando a CWMUN Emirates». Sembra già una giovane professionista del settore Paola Trombetta, 19 anni, iscritta al primo anno di Giurisprudenza. Capelli biondi, occhi azzurri, tailleur e tacchi per affrontare con la giusta grinta i colleghi, giovani aspiranti diplomatici, all’assemblea generale.

«Le tematiche trattate a New York e Abu Dhabi per certi versi coincidono – racconta la ragazza – ma il cambio di location fa tanto. Negli Emirati c’è una difficoltà in più, dovuta al fatto che ti relazioni con un clima diverso rispetto a quello di New York. Il fatto che le conferenze siano più contenute, però, può rendere l’esperienza negli Emirati un ottimo trampolino di lancio per prepararsi a quella alle Nazioni Unite e per acquisire competenze, crescere e superare alcuni limiti come la timidezza».

Le aspettative pre partenza di Paola sono state diverse per le due esperienze: «tutti hanno sognato almeno una volta di essere a New York, gli Emirati è meno comune o comunque lo è da meno tempo».

Le paure, invece, sono quelle condivise da tutti: «la paura di non farcela, di non riuscire a farmi capire o di non capire io stessa gli altri, sia per l’inglese che per le competenze che avevo prima del progetto. Ma dopo averlo fatto la prima volta a New York, negli Emirati è stato più facile affrontare tutto il processo».

Cosa ha imparato? «A superare tantissimi limiti personali, come funziona realmente una conferenza all’ONU, che lavoro è quello del diplomatico e tutte le dinamiche legate alle Nazioni Unite. Il momento più bello di New York è stato sicuramente quello della cerimonia di chiusura con il discorso di Giuseppe Ayala, uno dei miei ospiti preferiti, mentre negli Emirati il momento turistico in cui abbiamo assistito allo spettacolo delle fontane, suggestivo e diverso da tutto quello che si trova in America. Durante la gita nel deserto, tra l’altro, abbiamo avuto la possibilità di entrare in contatto con le tradizioni locali: dai piatti tipici al tatuaggio all’henné alla danza del ventre e ho scoperto che valgo un sacco di cammelli – scherza Paola – mentre a New York non ci sono tante tradizioni, la vita di Manhattan è abbastanza frenetica, ma decisamente più simile alla nostra».

E per questo, se dovesse scegliere, la preferirebbe a Dubai. «È una grande metropoli e sarebbe più indicata per la mia vita lavorativa, a parte il fatto che mi affascina di più, conosco la lingua e le tradizioni sono più simili alle nostre. Voglio intraprendere la strada del diritto, anche se ancora non so se vorrò approfondire il diritto legato più al mondo della diplomazia, quello internazionale o più vicino al marketing. Ho un lungo percorso da affrontare, deciderò strada facendo».

Tra New York e gli Emirati Arabi, l’esperienza di Maria Stella a CWMUN

«L’aspetto più emozionante di CWMUN New York è stata la sede in cui si è svolta la conferenza, il palazzo dell’ONU, ma il progetto che mi è rimasto nel cuore è stato quello negli Emirati Arabi, soprattutto per i temi che abbiamo trattato durante le giornate di lavori – il clima e il turismo ecosostenibile – che sento molto vicini».

Maria Stella Spampinato, 17 anni, è una delegata che ha partecipato ai Change the World che si sono svolti nel 2018 a New York e negli Emirati Arabi. «Essendo la prima volta che partecipavo, da New York non sapevo bene cosa aspettarmi. Ma tutti i dubbi sono stati chiariti prima ancora della partenza grazie alle lezioni che ci hanno dato a Catania, che ci hanno preparato adeguatamente su tutti gli aspetti del progetto. E ho scelto di ripartire dopo qualche mese perché trovavo interessante e stimolante il progetto negli Emirati, e così è stato. Senza precluderci, tra l’altro, un lato più ludico, quello legato al turismo, che ci ha fatto passare momenti indimenticabili insieme».

Niente viaggi, bandiere e Paesi stranieri nel futuro di Maria Stella, che da grande sogna di diventare chirurgo. «Non c’entra con questo ambito, ma queste esperienze sono state altamente formative per me e hanno arricchito tanto il mio bagaglio culturale».

È una voce fuori dal coro Maria Stella, che tra le due location sceglierebbe di trasferirsi proprio negli Emirati. «È un mondo nuovo, potremmo definirlo “la nuova America”, e mi piacerebbe vivere lì, dove ho imparato a relazionarmi con persone provenienti da una cultura totalmente differente dalla mia e a superare la paura di parlare a un vasto pubblico, specialmente in inglese».

Del progetto di New York resterà indimenticabile il momento del primo speech, mentre a Dubai la gita nel deserto, che ha permesso ai ragazzi di rapportarsi da vicino con le persone del posto. «A proposito di questo sono ancora in contatto con un ragazzo di Dubai che partecipava al progetto e che era nella mia delegazione. Una persona che mi ha fatto scoprire una cultura che mi era completamente estranea. E che non è quella islamica che ci possiamo aspettare, perché stiamo parlando di una grande città dove troviamo una mescolanza di popoli occidentali e orientali e dove forse, un giorno, ci sarò anch’io».