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Grande successo per la conferenza organizzata da Associazione Diplomatici con illustri ospiti: 300 studenti collegati per comprendere come cambiare le sorti del nostro Paese

Cercare di capire cosa è successo nel nostro Paese negli ultimi decenni e cercare di capire, soprattutto, cosa può succedere nei prossimi decenni. Hanno cercato di dare delle risposte, ripercorrendo i principali fatti della storia moderna italiana, i relatori intervenuti alla conferenza online organizzata da Associazione Diplomatici dal titolo “Governare l’Italia, da Cavour a De Gasperi a Conte, oggi”.

A cominciare da Vincenzo Scotti e Sergio Zoppi, co-autori del libro “Governare l’Italia. Da Cavour a De Gasperi a Conte oggi. A settant’anni dalla nascita della Cassa per il Mezzogiorno”, accompagnati da Giuseppe Ayala, magistrato italiano e già Sottosegretario di Stato, Salvatore Carrubba, già Direttore del Sole 24Ore, e Claudio Corbino, Presidente di Associazione Diplomatici.

Il focus sui giovani, sempre

A fare gli onori di casa il presidente Claudio Corbino, che ha offerto diversi spunti di riflessione agli oltre 300 studenti collegati. «Credo che il maggior merito del libro sia quello di rappresentare con chiarezza una certa idea di Stato, mettendo in campo una visione di quello che dovrebbe e potrebbe essere lo Stato italiano. Partendo dall’annosa questione tra Settentrione e Meridione e arrivando, perché no, al next generation EU».

Anche Salvatore Carrubba si rivolge subito ai giovani. «Questo libro ci dimostra che nella storia d’Italia non ci sono solo casta, scandali e inefficienza della politica, ma c’è una tradizione di grande spessore fatta di visione, leadeship, passione civile e grandi risultati», dice Carrubba, lanciando agli spettatori alcuni interrogativi: «Cosa andò storto? Perché il Mezzogiorno non spiccò il volo?».

«Non crediate che questo sia un libro solo di storia – ha aggiunto. È ricco di riflessioni e diagnosi per l’oggi, per voi che sarete la nuova classe dirigente del nostro Paese. E indica tre risposte, e quindi tre strade, per riprendere una via virtuosa di sviluppo del Mezzogiorno. Tre strade che riguardano tre ambiti: società civile, classe dirigente e istituzioni».

Il Sud e l’illegalità, le parole di Giuseppe Ayala

«Ho letto con grande interesse questo libro perché ne ho ricavato una riflessione su personaggi degli anni ’50 e ‘60 che mi ha aiutato a capire tante cose – ha commentato Giuseppe Ayala. Non per deformazione professionale, ma credo che una delle più pesanti palle al piede che ha impedito e impedisce al Sud di decollare sia l’illegalità. Lo dico da siciliano fiero di essere nato in Sicilia. Stiamo consegnando ai giovani un Paese peggiore di quello che abbiamo ricevuto dai nostri genitori, perché la classe dirigente ha dimenticato il merito dando più valore all’appartenenza, che porta al trionfo della mediocrità».

È di speranza il messaggio conclusivo che Giuseppe Ayala consegna ai ragazzi. «Fate un atto di fede nei confronti del Mezzogiorno, non ve ne andate. Combattete. Se tutti vi impegnate il merito tornerà a essere il principale criterio di selezione».

Puntare sulla formazione

«A me sembra che questo libro sia intriso di grande ottimismo e la ragione traspare dal fatto che propone una visione legata a un metodo – ha osservato il prof. Alessandro Corbino. L’idea non è quella di proporci un ritorno a esperienze consumate, ma il metodo che aveva permesso, in quei contesti, di potere operare con risultati apprezzati. Oggi i contesti sono totalmente cambiati, le strategie da adottare non possono essere le medesime di una volta, ma senza una strategia propositiva non si può immaginare nessun futuro. Bisogna investire sulla formazione della classe dirigente, su infrastrutture di digitalizzazione, sulla riorganizzazione di scuole e università che vedano gli studenti come soggetti attivi».

Gli autori

«Penso che chi leggerà il libro – ha dichiarato Sergio Zoppi– cercherà di dare delle risposte a interrogativi del nostro quotidiano. Viviamo in un sistema democratico, ma un sistema democratico deve dar vita a un potere legittimo e forte. In un equilibrio tra politica e pubblica amministrazione, essenziale perché riguarda sanità, scuola, sicurezza, spesa pubblica per investimento. Il disastro della Sicilia è dovuto all’incompetenza della classe dirigente politica, tecnica e amministrativa e al prevalere di una corruzione che non è solo quella sanzionata dal giudice, ma che fa parte della vita quotidiana e che impedisce ai giovani di mostrare il loro valore».

«Governare significa scegliere e assumersi le responsabilità – ha sottolineato Vincenzo Scotti – senza tener conto dei sondaggi di opinione, ma indicando ai concittadini un progetto per la comunità nazionale, proprio come fecero Cavour e De Gasperi. Quello che mi preoccupa delle nuove generazioni non è il pessimismo, ma l’indifferenza nei confronti della vita collettiva e delle responsabilità che abbiamo. Non si può unificare un Paese senza una visione, un progetto concreto. Il Mezzogiorno può essere la leva del Paese, la risorsa del Paese. E bisogna che voi giovani abbiate una visione globale dei problemi e che siate protagonisti, in Europa, di una nuova stagione del mondo. Cercando di vedere cosa avviene al di là della siepe».

 

La conferenza è disponibile sulla pagina Facebook di Associazione Diplomatici al seguente link: https://www.facebook.com/AssociazioneDiplomatici/videos/462863601583149

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