Intervista al prof. di Catania Sebastiano Angelico

Sebastiano Angelico, siciliano di Catania, da 20 anni insegna inglese al Liceo Scientifico Galileo Galilei del capoluogo siculo.

Da quanto tempo la sua scuola partecipa ai progetti di Diplomatici?

Da quando è stata fondata l’Associazione più o meno, dal 2004. Una collaborazione che va avanti da molti anni ormai.

Qual è il segreto per una collaborazione così lunga?

Non c’è un segreto, il progetto che propone l’Associazione Diplomatici è un progetto molto valido che aggiunge molto a quello che la scuola può offrire in termini di formazione degli studenti.

La vostra scuola a quali progetti partecipa?

Noi, come scuola, abbiamo partecipato solo al CWMUN NYC ma a dir la verità quest’anno dei nostri studenti sono partiti autonomamente per Abu Dhabi e ne sono tornati molto contenti.

Quanti studenti partecipano all’edizione americana di quest’anno?

Sono pronti a partire per la Grande Mela 29 studenti e due docenti.

Lei non parte con i suoi studenti?

Quest’anno purtroppo no. Ho accompagnato i ragazzi in America per 9 anni di seguito e devo dire che l’Associazione ed il progetto hanno avuto una grande evoluzione sia da un punto di vista formativo che organizzativo.  È un progetto molto efficace nella formazione dei ragazzi perché vengono in contatto con tematiche che la scuola può affrontare solo a livello accademico.

Cos’è che durante la simulazione la colpisce di più?

I ragazzi si animano, intuiscono di essere in una situazione dove devono gestirsi. La simulazione permette loro di agire proprio in termini pratici, devono avere delle idee e metterle in pratica. In questo contesto i ragazzi amano mettersi alla prova, gli fa capire che sono più grandi di quello che pensavano.

Che impatto ha questa esperienza su di loro?

Dai ragazzi che hanno fatto un buon percorso e che si sono spesi di più emerge sicuramente l’acquisizione non tanto di competenze, quanto l’acquisizione di conoscenze, hanno l’occasione di studiare ma soprattutto di capire. Acquisiscono una maggiore fiducia in se stessi, una maggiore consapevolezza.

La simulazione come esperienza didattica oltre che formativa?

Assolutamente si, il segreto sta proprio nel fargli toccare con mano la simulazione, farli agire. Stimolarli ed aiutarli a capire che le loro idee sono valide, non esistono idee migliori o peggiori per giungere ad una risoluzione finale del conflitto.

Lei insegna inglese, in che modo aiuta i ragazzi a prepararsi?

Guidandoli passo passo come farebbe un maestro, nel senso globale del termine, con il suo allievo. Ho un approccio molto diretto e concreto allo studio, gli sottopongo dei documenti in lingua originale, li aiuto ad interpretarli ed a riprodurli. Provo a farli appassionare a quel che fanno.

Pensa che quest’iniziativa possa essere stimolante anche per voi professori oltre che per gli studenti?

Assolutamente, per l’insegnante è tanto stimolante quanto per i ragazzi perché gli da la percezione che si può fare scuola in maniera diversa, si possono insegnare le cose diversamente. È fondamentale per un professore capire che si può insegnare anche con dei contenuti diversi, più interessanti. La simulazione è la prova che una didattica attiva è efficace e con i ragazzi funziona.

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